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Tra le ultimissime plaquette della raccolta Delphinus-nuova serie l'ulteriore titolo qui proposto, recante il numero 28, Nevica, della tarantina Anna Marinelli, è in realtà un'unica poesia-poemetto. Nevica è chiaramente, per esplicita dichiarazione, una dedica «alla memoria del poeta Pasquale Pinto», che si snocciola nella dimensione media dei tre-cinque versi per un totale di una ventina di strofe.

Poesia libera in toto, scandita unicamente dalla bellezza d'una parola che sa farsi valere come tale. Si registrano pochi, isolati casi di gioco estetico, che non assumono perciò il capzioso presupposto del vincolo. Si consideri, ad esempio, alla pagina 7, la semi-assonanza&consonanza «terra di ferro» ed immediatamente dopo, al verso successivo, la singolarissima univerbazione «algheamare», che s'intreccia alla precedente ludica espressione. Nell'unisono è data prova di una classicità che, fuor d'ogni dubbio, ne arricchisce l'effetto.

A pagina 8 l'apporto classico, dato da «Medea addormentata» unitamente a «dioscuri ionici», s'abbina sapientemente ad un supporto mitologico agevolmente rintracciabile in «sirenetta addormentata». Una poesia volutamente evanescente, non senza una sua concreta resa, dalla seriale complicità di certi binomi: dal tempo e dallo spazio, dall'essere e dall'apparire, dal «soffio e l'immagine dell'anima», cfr. p. 10.

L'effetto refrain del titolo, iper-riproposto, chiude pure il poematico componimento con una forza metafisica che non può che essere egregiamente rappresentata da un'altrettanto possente allegoria: «Neve di pianto sull'anima mia».

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