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Quest'opera di Fabrizio Resca, un ensemble di aforismi e di citazioni aventi per tema il viaggio, come chiaramente è palesato dal titolo e sottotitolo del libro, mette in pratica in uso, ed a consumo, del lettore un musivo repêchage di proverbi e di brani tratti dai più disparati personaggi, famosi o meno, non solo scrittori, contemporanei o non, italiani e stranieri. Un esempio, tra i più noti: Poe, Dante Alighieri, Pasolini, Magris, Platone, Voltaire, Pound, Italo Calvino, Joyce, Confucio, Pessoa, Stendhal, Cristoforo Colombo, Socrate, Wojtyla, Folco Quilici. Resca fa parte, lui stesso, del contestuale repertorio.

Emblematica è la scelta fatta dal curatore, che, nella prefazione (e riproposta poi in quarta di copertina), si rifà ad un eloquente brano del polacco Ryszard Kapuściński: «Sono un grande fautore delle citazioni e trovo molto interessante l’opinione di Walter Benjamin, secondo il quale il miglior libro del mondo sarebbe una raccolta di citazioni. Ogni volta che approfondiamo un dato argomento, scopriamo che c’è già una quantità di libri che ne parla. Ognuno di essi contiene almeno un pensiero affascinante che il comune lettore non conoscerà mai, in quanto non li leggerà mai. Secondo me, chiunque si dedichi a un dato settore ha il dovere di scoprire queste perle sepolte all’interno di due o trecento pagine e che, una volta portate alla luce, riacquistano vita e splendore». Sacrosante parole, che di per sé basterebbero a dare l’esattissimo resoconto dell’opera in disamina.

Posso solo aggiungere che, nell’ambito tematico, e talune volte leggermente divergente (ed è soprattutto questo il punto di riferimento della mia affermazione!), dei vari richiami, si riesce ad innescare la più variegata sequela di considerazioni, spronati dalla pluralità di concetti che caratterizzano le citazioni. Ed, in definitiva, il tema, argomento di fondo, quasi assurge a mera e pretestuosa nota di coinvolgimento, in quanto funge, nella sostanza, da spugna assorbente di un sacco d’altre interessanti argomentazioni.

Ecco allora che il viaggiare ci risucchia in una canalazione, al limite, addirittura senza fondo, dalle infinite possibilità speculative. Poi sta al singolo lettore, a seconda delle sue peculiarità intellettive, intercettarne le basi di un potenziale, complementare, esaustivo ragionamento.

Recensione
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