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Queste “poesie-studio”, esperimenti poetici (che siano tali c’è lo rivela il medesimo autore fin dal titolo dell’opera) denotano in pieno la ricerca prevalentemente filosofica del giovane scrittore, ventiseienne, cremonese, dottore in filosofia, appunto.

Delle due parti che dividono il libro indubbiamente la seconda, Studi 0-27, è la più conforme in tal senso. I ventotto componimenti che la caratterizzano sono titolati dal numero progressivo e connotati da un didascalico inciso tra parentesi a seguire, a mo’ d’esplicazione testuale. Il maggior contributo estetico lo si rileva in Studio 1 (disaggettivazione); Studio 2 (ellissi del soggetto); Studio 4 (ellissi del verbo); Studio 15 (sinonimi e contrari); Studio 17 (retroazione). Ma, analogamente alla tenuta dialettica delle citate, alquanto significative composizioni, si ha un unisono originale, innovativo, in prosa, spesso tipologicamente giornalistico, riconducibile ad un cronachistico reportage.

Anche le poesie della prima sezione, Poesie per B., sono progressivamente numerate da uno a venticinque, prive d'altro indiziale titolo. Se ne rileva la netta sensazione di uno scorrere di fotogrammi esistenziali tendenti a ripercorrere a ritroso una poco piacevole esperienza coniugale, stigmatizzata da una sequela di emozioni, sessuali più che sentimentali. Motivo di un’esistenza all’insegna d’una dissipazione pregna di droga e vino. Ebbrezze di loto, cercate per dimenticare! Sorta di “immagini abusate”, “l’oggi è già crocefisso dal domani”, pag. 40. Son “questi rumori che si confondono col freddo”, ibidem. A differenza degli “studi”, sono autentiche poesie, talora anche nella forma. Le prime sono accompagnate dalla rima, la quale sfuma progressivamente, via via rarefacendosi fino a sparire definitivamente.

Recensione
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