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La fiorentina di nascita e ferrarese d’adozione Mara Novelli, giornalista, poetessa di successo, ed ora, grazie appunto a quest’ultima pubblicazione, anche narratrice, propone un delicatissimo, romantico racconto, suddiviso in quattro lapidari, tanto quanto emblematici, capitoletti ("La musica", "L’incontro", "Le giornate di vento", "Il silenzio").

È la storia di un uomo, un professore universitario, docente di biologia. Il protagonista è un vedovo che s’innamora di una giovane musicista perugina, facente parte del corpo musicale del teatro comunale di Ferrara, da lui notata, e, per un suo stesso forte desiderio, poi conosciuta ed in qualche modo frequentata. L’esperienza ferrarese della ragazza è una parentesi di breve durata. Ragione per cui il sogno d’amore del professore ben presto viene meno. Ma non la speranza. È precisamente questa sorta di sentimento di riflesso, punto cardine della trama, a dare compiutezza al conciso racconto.

Opera pressoché aneddotica, in quanto elaborazione di una linguistica sui generis, secondo un consueto bagaglio stilematico della Scrittrice. Di fatto è l’estrema sintesi l’elemento fondante del modello letterario di M. Novelli. Peculiarità che rimarca altresì il suo consolidato timbro poetico, che peraltro sembrerebbe darle ragione sul piano concreto, dal punto di vista critico.

Condivido in pieno quanto sostiene Claudio Cazzola, nella nota stilata nel retro-copertina: «Una storia, questa, che possiede uno stile essenziale che non concede nulla all’ornamento inutile, non si perde in divagazioni oziose. […] quando individua un argomento, l’Autrice, lo pone al centro dei suoi pensieri e lo conduce con fine lucidità».

Di analogo parere è la prefatrice, la quale asserisce: «L’autrice è riuscita a narrare una vicenda, a connotare un personaggio, a diluire il tempo, a far incontrare una città, a interpretarne, in taluni casi a costruirne, le atmosfere, il tutto in una manciata di fogli». Ed aggiunge, anzi, in un respiro non scevro di poesia: «I suoi occhi di fiorentina sanno fendere le brume padane e il suo passo sa procedere senza scivolare […] sui nostri selciati bagnati d’umido» - cfr. p. 5.

Fronte e retro dell’ultima pagina del racconto riportano la foto di copertina più un’altra. Si tratta di un paio di disegni che raffigurano altrettante parti caratteristiche della città estense.

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