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Le dirette parole dell'autore, quando ve ne siano, sono sempre le più adatte a chiarire la metafora del titolo di un libro. Così è per l'opera in disamina. Il senso è eloquente e soprattutto incontrovertibilmente vero. Nella «metafora delle candele accese e dei sassi rosa» si cela l'esistenza: «La vita si consuma come una candela, irraggiando luce, lungo il cammino incontriamo tanti ostacoli, come sassi di varie dimensioni e colori. Ho scelto i sassi rosa, che ho trovato sulla spiaggia di Senigallia – srive la poetessa –, per rappresentare la vibrazione del cuore che trae dalle esperienze l'espansione dell'anima».

La disperazione nei confronti dell'esistenza è bene interpretata soprattutto in Oggi lì fuori piove, p. 77, laddove è laconicamente ed allegoricamente affermato: «Mi morsica la vita». E, guarda caso, subito dopo, proprio alla pagina successiva, in Congelatore, v'è l'immediata riscoperta della vita stessa. È molto indicativo l'ossimoro della speranza colto in una forma di scrittura ingannevole, che darebbe la sensazione d'avvallare l'atto estremo del suicidio, e che, all'opposto, appunto partendo da tale fasullo presupposto, viene elaborata la rosea consistenza (sassolino tra i sassolini) della vita, che vuole essere accettata nonostante tutto.

In Perimetri, pag. 20, probabilmente la migliore performance poetica della silloge, il favore per l'ottimismo che contraddistingue l'autrice è estremo. Già quel «Dilaterò» introduttivo, del primo verso, che è tra l'altro riproposto nel penultimo, implica una latitudine, sia estetica sia concettuale, positivamente concettuale, degna d'attenzione.

Purtroppo si deve segnalare, nell'insieme, una svogliata ricerca della rima che guasta il tutto. La rima se non viene con spontaneo e genuino, originale estro conviene lasciarla perdere. Non è detto che la rima deva essere per forza presente. Talune soluzioni, o perché troppo reiterate o perché banali, quali ad esempio passi-sassi, fate-date, neve-lieve, cose-rose, anche nella versione singola cosa-rosa, non le ritterrei molto fortunate.

Recensione
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