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Originale quest’opera prima di Maurizio Musacchi. Una raccolta mista, poesie e racconti messi insieme. Letteralmente messi insieme, abbinati in un unico costrutto narrativo, titolo per titolo. Difatti ad ognuno dei sedici titoli che assemblano la silloge segue, invariabilmente, una poesia ed un racconto. Tutti, nessuno escluso, a tema amoroso – non c’è dubbio: i caratteri cubitali di copertina sono più che eloquenti.

Ma, a dire il vero, l’ensemble è ancora più complesso, essendovi sempre, prima di tutto il resto, un’illustrazione di Alessandra Rizzo che ben s’intona con le pieces narrative.

Il libro è meritevole di lettura. Non foss’altro per la perizia nella descrizione delle brevi, e spesso brevissime (variabili da una ad otto pagine), trame e per l’introspettiva, ma nel contempo sociologica, proiezione dell’essere dei vari personaggi, ogni volta diversi, per età o estrazione sociale, per sesso, o motivazione psicologica.

Al primissimo impatto col libro, sorseggiando il contenuto letterario della copertina, sia nel fronte che nel retro, già colpisce che un unico autore presenti tale amalgama di bozzetti amorosi. Tale genere nella letteratura è un topos caratterizzato da collage antologici, approntati per la particolare ricorrenza di San Valentino, appunto, o di qualche altra simile occasione. Poco male. Anzi, meglio. Fa piacere che il singolo scrittore si diletti a catturare i diversivi aspetti che l’amore di coppia, e talora d’un singolo emarginato, può ispirare alla fantasia umana.

Però fa ancora più piacere introdursi nello stesso cimento che ha ammagliato per primo l’autore e che riguarda la stranezza del rapporto di coppia. Stranezza ma altresì attualità, in antitesi. Perché, al di là della più banale (non certamente sul piano morale) esperienza fedifraga, che vede cornuti il marito o la moglie, vengono ad emergere situazioni amorose tra soggetti di diverso sesso che più realisticamente potrebbero essere piuttosto nonno e nipote. Tant’è vero che la pedofilia, pur non essendo direttamente stata presa a corredo della raccolta, ma che comunque è citata nel contesto, ne rasenta la casistica narrativa.

Direi che se, nel suo variegato, musivo insieme, i sedici racconti sono stati ben svolti sotto diversivi aspetti della scrittura. Tuttavia le sedici poesie, per quanto abbiano introdotto una nota d’originalità non mi sembra che connotino analogo spessore. Assumono in sé il semplicistico significato d’un sunto che di fatto anticipa ogni singola narrazione. Indubbiamente anche quest’aggiunta di poesia può avere una sua specifica valenza, in una spensierata, veloce lettura e persino in un’altrettanto superficiale analisi; ma al più attento rilievo critico la base, fin troppo narrativa, delle poesie, che le rende appena sufficienti, non può valere il confronto col buon esito dei racconti di pertinenza, dove può capitare l’assurdo che proprio in essi compaiono vere postille di poesia.

In sostanza, l’inserimento delle poesie è nel contempo originale ma reca altresì una nota di dissonante disturbo.

Recensione
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