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Notevole questa seconda edizione della rodigina-ferrarese Gina Nalini Montanari, a quasi dodici anni dalla prima. Va subito detto che, per G. Nalini Montanari, non è un caso isolato quello della ricerca, sia essa storica quanto agiografica e/o sacrale, o "devozionale", così come lei la definisce nel sottotitolo della riproposta opera. Tra le sue più significative pubblicazioni va quanto meno menzionato proprio il saggio Chiese e Monasteri di Ferrara. Devozione Storia Arte di una città della fede (2000). Assieme alla medesima artista Mirella Guidetti Giacomelli, oltre al presente libro, ha pubblicato, nel 1996, La Gerusalemme Liberata nei disegni di Mirella Guidetti Giacomelli, appunto, dando nella circostanza un doppio, sinergico taglio alla famosissima, epocale opera di Torquato Tasso. Conseguendo, in buona sostanza, un esito oltreché d’ottima valenza critico-letteraria altresì dal doppio tocco sia illustrativo sia figurativo.

Quanto alla ferrarese Mirella Guidetti Giacomelli basti osservare che la sua raffinata mano artistica felicemente la conduce nella realizzazione di delicatissime opere che la elevano a scultrice e a medaglista. Di particolare rilievo sono, a questo proposito, i recenti medaglioni in cotto esposti presso il Medagliere della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Come si evince da tali premesse, tra la Letterata e la Scultrice non poteva non esservi un connubio estetico e culturale, sì tanto simbiotico per qualità, anche in un settore particolarmente nobile dell’arte quale quello della religione.

Alla prima edizione, che peraltro era intitolata Pietre in cammino (1998), la Scrittrice ha voluto apportare «accurata e ampia revisione dei testi, un aggiornamento dei repertori bibliografici», così come lo stesso «apparato iconografico è stato rinnovato da parte dell’artista Mirella Guidetti Giacomelli». «Il volume si presenta in forma di calendario devozionale e di guida rivolta a percorritori di chiese curiosi dell’arte e sensibili al Sacro» articolandosi «in dodici tappe: dodici come i mesi dell’anno, come le costellazioni dello Zodiaco, come i raccolti dell’albero della vita». Una tredicesima tappa «fornisce la chiave di lettura dell’insieme nella dimensione della carità e della devozione a santa Barbara, protettrice di tutti quelli che, nelle diverse attività, ogni giorno mettono a rischio la propria vita per salvare quella altrui: un cammino verso l’altro e verso l’Altrove per scoprire sempre nuovi orizzonti di luce». Ed ogni tappa ha coerentemente per meta «la visita a una chiesa dedicata al santo il cui culto, radicato nella storia della città, è ancora oggi nella pietà devozionale, nel tessuto e nel folklore della vita ferrarese». È tra l’altro palesabile nella dozzina delle sezioni «il legame tra il culto del santo con il ciclo dei lavori campestri e con il fluire naturale dell’esistenza», cfr. Prefazione, pp. 11-12.

«I Santi – ecco l’interpretazione dell’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Paolo Rabitti, nella sua introduzione –, nell’intento dell’Autrice, vengono esibiti non soltanto come "pietre miliari" (busti inerti, quindi) ma quali "pietre in cammino": pietre che indicano, che precedono, e che accompagnano nel cammino stesso», cfr. I Santi. Straordinari tragitti di speranza, p. 6.

Mentre, a complemento introduttivo, Massimo Maisto, vice Sindaco nonché assessore, tra altre deleghe, alla Cultura del Comune di Ferrara, annota con critico, eloquente acume: «La fascinazione del libro risulta evidente fin dal titolo originario, plastico e suggestivo ossimoro visuale, dove l’ambito più strettamente architettonico e monumentale dei luoghi di Ferrara vocati al culto dei santi si intreccia ai più profondi significati che tale culto rivela, non solo a livello religioso e devozionale, ma anche per quel che riguarda i risvolti storici, iconografici, sociali e culturali», cfr. Pietre in cammino, p. 9.

Un libro utile tanto per i ferraresi quanto, ed a maggior ragione, per i turisti che intendano contemplare contemporaneamente la bellezza dell’apparato architettonico ecclesiale e la grandezza iconografica di Coloro che, con la fama d’una condizione di vita versata alla durezza della santità, ne hanno attribuito titolarità. Un testo oltretutto scritto con rara maniera, di documentata certezza e d’ispirata sapienza poetica e devozionale.
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