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Semi di pensieri

La copertina è indicativa non proprio dell’identità del protagonista (che è, nel contesto letterario un’autoprotagonista, al femminile, Anna Maria Muzi stessa, in quanto trattasi di vero e proprio diario dell’anima voluto esternare al prossimo) ma almeno di quell’umore nero, che alternandosi alla rosea speranza, cadenza la miscellanea del libro.

E semi di pensiero, simbolico titolo del medesimo libro, libera la potenziale prospettiva di voler essere “fecondatore”, appunto, di speranza per quanti abbiano occasione di leggerne il sia pur sintetico, ma educativo tanto quanto terapeutico, contenuto.

Cosa poteva scrivere di sé, e di meglio, «una donna provata da un vissuto all’insegna della pesantezza che però non le ha impedito di vivere una vita all’insegna dell’amore» – come indica la sua breve nota di referenze in quarta di copertina – se non lacrime, prevalentemente di pianto amaro ma purtuttavia anche talvolta di gioia, sottintendendo quello spiraglio di speranza di cui si accennava.

Al lettore, suo potenziale Amico, scrive nella composizione poetica di p. 16 (“Amico mio”): «”Smetti di soffrire per ciò che non hai e gioisci per ciò che hai, perché è tanto, credimi. Pensa! Oltre a gioire per ciò che possiedi, puoi rallegrarti, se lo vuoi, anche per le cose per le quali mi rallegro io, senza però dover soffrire per ciò che fa soffrire me”. / Ti pare poco amico mio? / A me no! / Se io fossi al tuo posto saprei anche osare un: “Sono felice!”».

Eloquente lo stato esistenziale di questa sofferente creatura che è l’autrice! Ed eloquenti sono le varie componenti di questo umanissimo e nel contempo doloroso insieme di scritture, in parte dal carattere meditativo ed in parte narrativo-poetico. Essendo comunque, in definitiva, un diario scritto, oltre che per se stessa, per la riflessione che ne possa trarre il potenziale fruitore.

Anna Maria Muzi ha dato in pratica alle stampe un autentico percorso esistenziale, non privo – come fosse una favola, ma che ahimè favola non è! – d’una morale: «Una volta pensavo che se ero infelice dovevo cambiare le persone a me care. / Pensavo di dover lottare con il mondo intero. / Oggi so che se sono infelice devo cambiare o migliorare solo me stessa!», cfr. p. 37.

Recensione
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