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Angelo di Mario, polivalente artista (poeta, saggista, scultore), con questo suo Soglie di pietra forgia (letteralmente) una poesia ermetica, non poco, anzi fortemente ermetica. Costruzione, si potrebbe dire, elaborata sugli spigoli della realtà. Poesia tutt’altro che cervellotica, limpidamente coerente all’effettività quotidiana. Ma che comunque finisce per essere (crederei volutamente) lambiccata, e che pertanto rischia d’essere a sua volta di non immediata lettura. È l’esito, costante ed affinato, d’una ricerca strutturale e nel contempo linguistica in cui versi ed espressione del parlato (non tanto della lingua in sé, ma dell’intelaiatura sintattica, talora abbinata al motivo simbolico) hanno assunto, nell’ordito poetico, una loro autonoma configurazione. Se ne intravede la lunga pratica d’un poetare liminare, ma non ancora minimalista, che lega lo iato tra l’apparenza d’un linguaggio irrelato ed una quasi invisibile sostanza che dà dinamico vitalismo alle cose ed alle relazioni umane. Nell’assenza assoluta della punteggiatura (sono esclusi persino i trattini e le parentesi) si riesce a scoprire la lapidaria ma omogenea sostanzialità dei periodi (individuabili solo a posteriori, ossia in una quasi sempre necessaria rilettura). Queste le sfaccettature che chiamano a raccolta elementi antitetici e nel contempo complementari, autentici pilastri portanti delle soluzioni estetiche del nostro poeta.

Sono cinquanta, tonde tonde, le poesie dell’esaminanda raccolta, tutte rigorosamente individuabili per la numerazione progressiva che ne surroga e ne rimpiazza, anche come spazio sulla pagina, il titolo.

In prevalenza sono componimenti a corpo unico, con rare eccezioni, in cui le strofe arrivano ad essere un paio o al massimo tre. Però c’è da osservare che di regola la spezzatura dei gruppi di versi è, con armonico metodo, lasciata ad una variegata ma ben visiva impostazione dei rientri. Evidentissimi giochi di forma caratterizzanti ibridi, effervescenti emistichi.

Il titolo della silloge è, in definitiva, perfettamente attagliato allo stilema di Angelo di Mario. Soglie di pietra sono appunto le esperienze-evidenze, minime non sempre percettibili dall’occhio dell’uomo comune, ma, al contrario, saldamente impresse nella mente del poeta, che ne dipinge con la versatilità della parola una sua volatile, esile e purtuttavia chiara rappresentazione.

Recensione
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