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Il libro è un'opera storico-documentaristica, realizzata per festeggiare il 150° anniversario dell'attività panificatrice degli Orsatti di via Cortevecchia 33 (come si evince dal logo della ditta), con esercizio in Ferrara. La realtà imprenditoriale degli Orsatti, nell’esaustiva analisi storica, è però più complessa di quanto ora annunciato. Essa è caratterizzata da un’iniziale, lunghissimo periodo artigianale, per tradizione di famiglia, che in seguito, in quest’ultima generazione, fondendosi con altro panificatore, si è proiettata in un più consistente e radicato "Orsatti Group". S’è così estesa, da quell’originale forno-panificio, alla caffetteria-bar, alla gelateria e snack, alla pizzeria, all'enogastronomia e persino al catering.

Il libro non è solo un documento-memento per gli Orsatti; è anche un prezioso cadeau alla cittadinanza di Ferrara, in primis, ed agli Italiani, in generale. Sì perché quest'opera di Angela Ghinato e Fabio Passarotto ha il significato d'un'accurata ricerca storica sul pane, sui suoi vari separati momenti di selezione e di trattamento della necessaria materia prima, e quindi sulla finale produzione, dal medioevo ai giorni nostri, con tutto l'essenziale corollario tecnico-legislativo (con supporto figurativo a bordo pagina) che ne ha caratterizzato, via via, una consolidata attualità.

La pubblicazione ha avuto il patrocinio della Provincia, del Comune e della Camera di Commercio di Ferrara.

Nel suo musivo collage vi partecipano, in nutrita misura, fotografie della Fototeca dei Musei Civici di Arte Antica di Ferrara, nonché di private raccolte appartenenti a Vittorio Ardizzoni, Antonio Barbieri, Pietro D'Amato. In più sono riprodotti documenti dell'Archivio storico comunale ed altri significativi dipinti di pubbliche pinacoteche non solo ferraresi ma anche nazionali.

Va da sé che, nella sua ricostruzione storica, la materia necessariamente esonda dagli schemi dell'esclusiva monografia sul pane, coinvolgendo la Storia d'una città (Ferrara) e d'un'Italia, non solamente dai suoi albori, 1860 appunto (1860: l'Italia da fare), bensì dai suoi prodromi ed addirittura dalle sue più lontane vicissitudini medievali, come s'è anticipato.

Soprattutto, va elogiata la sapiente gestione dell'organizzazione dei contestuali materiali e, nell'insieme, dell'eccellente, ben articolata scrittura dei curatori dei testi. Ritengo che abbiano saputo, talora, aggiungere "favola" ad un argomento che in sé avrebbe potuto, al di là del sicuro interesse per un sì stuzzicante ed appetitoso argomento, comunque annoverare sterile cronaca.

Recensione
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