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Tra le ultimissime plaquette della collana poetica Delphinus-nuova serie, con l'ennesimo titolo qui proposto, recante il numero 31, Tempo e vita, Rita Santoro Mastantuono, sembrerebbe giocare la sua carta vincente, il suo jolly. In primo luogo sulla motivazione esistenziale sostenuta dal binomio tempo e vita, evidenziato nel titolo della breve silloge. Tempo e vita, eloquenti elementi che reggono il classico principio di una protratta filosofia archetipica, che si dirama in infinite successive esplicazioni teoretiche. Tempo e vita non per niente titola l'eponima poesia, che apre il contesto – pp. 5 e 6.

Nell'analisi d'insieme, comprendente lo studio della decina di componimenti che realizzano il librettino, e, più limitatamente, nella subordinata critica inerente tale significativa poesia, non è difficile dedurne un presupposto nient'affatto ottimistico circa quanto costituirebbe, ad ogni passo, l'equivalente variante del tempo. Prendendo atto del titolo, Tempo e vita, a variare non può che essere la vita, esclusivamente.

Al contrario, non è altrettanto scontato che nella vita si riversi il «dolore infinito». È un aspetto, questo, che purtroppo ne contamina la presa di coscienza, volgendola in negativo. L'esistenza avrà pure un minimo sprazzo di positività! Poi, il verso «Morte – tempo –» evidenzia una realtà indiscutibile che, nella lapidarietà della proposizione colla quale è annunciata è fatalmente toccante. Un'autentica scudisciata.

Ma infine, finalmente, ci si può accorgere d'una sopraggiunta, benvenuta trascendenza mortis causa. Lo stato beatifico d'una «Pace | Nel germoglio sincero d'una fede | Che ci dica fratelli | Ed in alto ci sospinga» (ibidem, in chiusura) è quanto di più possa riabilitare una poesia che, a questo punto, diviene umanamente positiva, lasciando spiraglio alla speranza.

Recensione
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