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Camilla Ghedini, ferrarese di Bondeno, trentatrè anni, già cronista per il Resto del Carlino ed ora per l’emittente televisiva Telestense, in quest'opera intervista i propri nonni materni, Bruno Rossetti e Bettina Busoli (cfr foto di copertina), sposatisi nello scenario del secondo conflitto mondiale. In pratica si tratta dell’adempimento ad una vecchia promessa.

Con la prima epistola, rivolta ai due avi, presi insieme, spiega i motivi sentimentali della pubblicazione.

L’epistola post scriptum è invece un univoco, commovente saluto al nonno, da poco scomparso. Sorta di lettera indirizzata al paradiso, avendo certezza la scrittrice che ivi vi si trovi l’anima del suo amatissimo consanguineo.

Il librino – peraltro andato presto a ruba – è suddiviso in sei parti delle quali le prime tre rappresentano un progressivo décalage rispetto all’effettivo dialogo-intervista con i nonni.

È la quinta parte il paradigma dell'opera, laddove risaltano l'affermazione di sì alti valori civici e patriottici, nonché di sentimenti espressivi del rapporto tra i due avi e la nipote intervistatrice. Di fatto è lei, con le sue icastiche domande, l’autentica pilotatrice degli esiti dialogici. Il plafond bellico del periodo nazifascista e repubblichino è un autentico catalizzatore, affatto assorbente, anche quantitativamente, per numero di pagine. Vi emergono momenti intensi, in un amalgama di pattriottismo, di commozione e di lucide riflessioni su ciò che ha significato e tuttora significa quell’epocale conflitto.

Un cenno è doveroso almeno anche alla sesta ed ultima parte, per una sequela di considerazioni attinenti alla scienza e al progresso, spesso tendente a fini non del tutto condivisibili. La conclamata impressione che il controllo di talune scoperte, specialmente quelle genetiche, possa sfuggire alla mano dell’uomo è argomento di grande attualità.

Recensione
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