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In limine alla rosa

In limine alla rosa... Col titolo di questa ultima prova poetica, Raffaele Piazza intende certo alludere alla Regina dei fiori, amata e venerata da tutti, e particolarmente dai poeti, tra cui il Francese Pierre de Ronsard che ci conduceva nel suo giardino quasi cinque secoli fa colla sua celebre ode:

Mignonne, allons voir si la rose / qui ce matin avait déclose / sa robe de pourpre au soleil, / a point perdu cette vesprée, / les plis de sa robe pourprée, / et son teint au vôtre pareil.
Carina, andiamo a vedere se la rosa / che stamattina aveva dischiuso /
al sole la sua veste di porpora, / non ha stasera perso / le pieghe della sua veste purpurea / e l’incarnato al vostro simile.
Pierre de Ronsard, Primo libro delle Odi, 17 (1545)

E nello stesso modo in cui Ronsard invita una ragazza che chiama Mignonne o Carina, e potrebbe chiamarsi Alessia, a recarsi insieme a lui nel giardino delle rose, per controllare i guasti recati dal Tempo, Raffaele, nella sua prima poesia, scrive ai suoi amici poeti e lettori e li invita ad uscire tutti insieme dal guscio nel quale si nascondono, ci nascondiamo, per appoggiarsi ad un azzurro di panchina contro il cielo. Cos'avrà fatto il Tempo, con il suo passare inesorabile, alla nostra pelle, alla nostra anima, alla nostra essenza di uomini deboli ed effimeri? Quali danni avrà provocato in noi, nel corso di quella strana storia che tocca a tutti e che non ha nome e numero. Rimane a consolarci la primavera, sempre presente e fedele all'appuntamento successivo, quando la vita ce lo concede..

Ma la rosa per Raffaele significa tante altre cose.

Ozio di fragola -, ozio rosa meridiano - letto di fragola - vita di fragola, - entriamo in piante di altri mondi. I mondi di Raffaele, sempre colorati, l'azzurro del cielo e dei vocaboli, il verde delle piante e dell'acqua, e soprattutto il rosa, sempre presente. Parla certo della rosa, della sua sontuosità e varietà, delle sue sfumature, del suo profumo inebriante, ma forse di più accenna alle tinte pastello del vestito di Alessia, il cui tenero pensiero lambisce sempre, a contro luce, in sotto-fondo, l'orlo, il limine dei suoi versi.

Versi ora più ampi, più narrativi, più legati ad una condizione umana condivisa. Apriamo le finestre l'uno dell'altro e entriamo. e troviamo l'Amore, tema prediletto di Raffaele, multiforme, presente in ogni dove, con lei rosavestita, tocchiamo il grembo del Tempo. Amore, il sagrato della vita tra mille resurrezioni.

Ma visionari come certe scene d'Ingmar Bergman, si scoprono alcuni suoi intensi versi: Poi salgono le veste dei morti / verso la cima addobbata dai corpi di noi / a levigarsi nelle bare di vetro. Spesso s'intrecciano, nella poesia di Raffaele, i temi eterni del Tempo, della Vita, della Morte, che approfondisce ora in spiagge più ampie, più mature, mai melense.

Familiari si ritrovano nella seconda parte le care presenze di Alessia, appunto, la Vita, e della compianta Mirta, lei sempre così bruna e così/donna anche se cenere. Chiuso il libro, mi è però venuto in mente un pensiero, che forse rattristerà il loro cantore. Non che non fossero belle le poesie della seconda parte, anzi, ma se il poeta avesse avuto il coraggio, o la crudeltà, di lasciare per questa volta andare al loro destino le sue due amiche, il libro avrebbe certo perso alcune pagine, ma forse acquistato in compattezza, densità e rinnovamento.

Nella sua bella prefazione Ivan Fedeli coglie alla perfezione il percorso seguito da Raffaele Piazza in questa ultima raccolta , e non posso che essere d'accordo con lui laddove scrive: "In limine alla rosa segna, quindi, una tappa ineludibile nella ricerca poetica di un Autore complesso, moderno, che tende, oggi, a una sorta di sperimentalismo metrico dalle soluzioni ardite ma convincenti."

Recensione
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