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L'animale femmina

Premio Calvino 2017

Premio Italo Calvino 2017, questo romanzo molto originale e ben strutturato, scritto con uno stile scorrevole ma pieno di pieghe colte e nascoste, è l'opera prima di Emanuela Canepa, nata a Roma nel 1967 e bibliotecaria a Padova.

Si potrebbe definire "quartetto", o due volte duo, quest'intreccio di rapporti personali tra i suoi vari personaggi, da una parte quello complesso e irto di spine e contraddizioni tra un uomo anziano e scontroso e una ragazza giovane e semplice, dall'altra quello ramificato ma ugualmente essenziale tra due uomini attraverso le vicissitudini delle loro esistenze, all'inizio molto vicine poi divise da indole e sensibilità che si vanno diversificando sempre di più, infine dai percorsi divergenti d'una vita che va per conto suo in ambedue i casi.

Per quanto riguarda Rosita Mulè, tale il nome della ragazza, non si può pretendere - come lo scopriamo all'inizio di questa storia nella quale si racconta in prima persona -, che abbia gli attributi necessari per diventare un personaggio di spicco, un'eroina di romanzo da Premio Calvino!

Piccolina, scialba, povera, succube di una madre "dall'etica calvinista", insieme asfissiante e assente, con "un padre con cui non ho mai condiviso nulla", compagna episodica e poco esigente di Maurizio, un tizio sfuggente ed inconsistente, per di più marito d'un'altra donna, è per l'ora contemporaneamente commessa e scarsa studentessa di Medicina, con la fatica di menare di fronte queste due attività e l'angoscia di non riuscirci.

La si potrebbe immaginare piuttosto nelle vesti d'una piccola fiammiferaia dei nostri tempi, o d'una Alice piombata nel famoso pozzo, per uno di quegli strani giochi del destino, tramite l'intervento fatato d'un talismano magico: un portafoglio trovato appunto per caso e riportato alla sua proprietaria, una certa Larisa dall'aspetto molto slavo, chi sa se badante governante tutto fare - salvo un buon caffè! - dello strano suo datore di lavoro amico coinquilino?

Questo oggetto, in apparenza banale, il primo di due oggetti chiave all'interno della storia - del secondo si dirà più tardi - le aprirà le porte d'un mondo sconosciuto dai meccanismi per lei bizzarri.

Primo colpo d'occhio: un salone "barocco, formale, disabitato." Così impariamo a conoscere insieme a lei l'avvocato Ludovico Lepore, che nella favola di Lewis Carroll potrebbe interpretare la parte di un vecchio Gatto sornione e ambiguo, anche se benefattore, ma sgradevolmente discorsivo. Spesso considerato in seguito da Rosita come "un odioso, vecchio sadico stanco e claudicante", la ricopre con cadenza imprevedibile di formule tipo "...Le posso dire una cosa con certezza. Sono sempre le donne che pretendono di più dalla vita. Hanno il culto ottuso della felicità, della pienezza dell'esistenza..." Ma "...la felicità di una donna non è mai quello che c'è. E' sempre quello che potrebbe essere. Un tempo al futuro, un ideale cui bisogna tendere... Il difetto è cercare le cose nel posto sbagliato..."

Altro discorso non richiesto che la mette a disagio: "Le vergini sacrificali... Assorbono passivamente il condizionamento ambientale, la famiglia, la scuola, la parrocchia, tutto quello che serve a spegnerle, a cancellare ogni libera iniziativa, ogni desiderio di sperimentare, ogni istinto a immaginarsi libere. Poi, se appena si azzardano ad alzare la testa, basta far calare dall'alto un giudizio negativo, o solo minacciare di farlo, e non riescono più a muovere un passo. Si paralizzano, e diventano marionette radiocomandabili a distanza, anche in assenza del carnefice originario..."

L'avvocato sembra giocare con la ragazza come fosse una topina capace di capire i suoi discorsi - si sente che prova per lei una stima crescente -, ma impaurita, divisa tra la voglia di scappare e la coscienza dell'opportunità regalata da questo nuovo lavoro offerto in modo del tutto inaspettato. Infatti le permetterà presto di condurre una vita meno grama.

In questo ambiente dall'atmosfera rarefatta, lo studio professionale dell'avvocato Lepore, lei imparerà un'altra attività, a contatto con Renata Callegari, assistente algida e sempre perfetta dell'avvocato, giovane donna efficiente ed impietosa che si potrebbe definire l'esatto suo contrario e che le insegnerà con fare pieno di spregio e senza nessuna empatia i rudimenti di quel lavoro, compreso il come vestirsi e comportarsi.. "Mi scannerizza della testa ai piedi, poi mi gira intorno." "Mi dà del tu, ma non mi autorizza a fare altrettanto anche se in fondo deve avere solo cinque o sei anni più di me."

In mezzo a questi vari personaggi della sua vita, tutti piuttosto antipatici, ognuno a modo suo, a lei rimane fedele l'affetto di Dina, una ex collega conosciuta al supermercato ormai abbandonato, madre di tre figli e l'unica sua fonte di conforto.

Ad un certo punto della storia, ci troviamo all'improvviso ad un bivio, si apre un nuovo capitolo e si presentano due strade davanti a noi. Sulla prima che già conosciamo, continua a camminare Rosita, sempre più sicura di sé, delle sue capacità lavorative malgrado le sue velleità di abbandonare la partita, ma frenata dalla ragione, e sorpresa nello scoprirsi più bella e seducente grazie a un po' di trucco, tacchi alti e gonna nera aderente.

Sull'altra torniamo all'improvviso molti anni indietro, nell'estate 1958, e seguiamo il trascorrere della vita di due amici,Guido e Ludovico, scolari poi studenti universitari, l'uno di Giurisprudenza, l'altro di Medicina. Livello sociale e carattere molto diversi: l'uno "giocoso e sfacciato", l'altro "cerebrale", amante delle "battute ambigue, della provocazione melliflua", però "sulfureo e permaloso"...... Ci sono molti non detti, molti slanci repressi, quando tra di loro appare l'altro oggetto determinante, una statuetta di bronzo rappresentando una figura efebica, sembrerebbe da D'Annunzio denominata "L'ombra della sera", secondo l'antiquario dal quale la comprano. "Ha un suo fascino siderale, ma anche una carica maligna..."

Un giorno all'improvviso l'avvocato convoca Rosita al di fuori dello studio. Si confida con grande sorpresa di lei e le fa una strana proposta, alla quale dovrà dare una risposta veloce. E si saprà perché.

Si accorge allora con amarezza di essere stata uno strumento nelle sue mani, e la sua assunzione soltanto un mezzo per arrivare ad un certo fine che non divulgheremo, rispettando così l'onda gialla che travolge la fine del romanzo. Come lasceremo al lettore il sicuro piacere di scoprire da solo come si conclude questa strana storia, imperniata su degli eventi concreti ma soprattutto su un'analisi psicologica acuta e spietata dei caratteri dei personaggi e sulla crescita sofferta della protagonista "femmina".

luglio 2018

Recensione
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