Servizi
Contatti

Eventi


Il valore poetico dei quattro autori, raccolti in un unico volume, è dato dalla bontà del contenuto e dalla comune lirica espressività. Le pagine sono tutte degne di menzione perché hanno il turgore stesso delle spighe mature. Meriterebbero certamente molte pagine di commento. Poiché ciò non è possibile in sede di breve recensione, mi limiterò alla considerazione dei due aspetti fondamentali che, a guisa di denominatore, sono in comune a questo poker d’assi: i mesti volti della questione meridionale e il malessere esistenziale che sta alla radice stessa del vivere individuale e collettivo. Vien fatto di dire che gli autori interroghino la realtà oggettiva e scandaglino quella soggettiva per giungere alle stesse amare notazioni poetiche.

La questione meridionale: l’amore per la propria terra, la Trinacria, è causa prima del loro canto accorato. È inutile l’amorevole rifugiarsi nelle incantevoli visioni dei meravigliosi siti della prediletta Sicilia se gli stessi luoghi ameni non servono a sfamare gli isolani, come Anna Maria Bonfiglio evidenzia a pagina 10: “E ti trafigge l’anima il pensiero | che la bellezza non può dare pane”. Filippo Giordano in “Mistretta” (pag. 63) si duole del fatto che l’isola procrea gli uomini ma solo per allontanarli dal proprio seno: “Cresce uomini | e subito li espelle | Mistretta. | E vedove bianche | attendono mariti. | E al morto del giorno | si piangono anche i vivi”. Assai significativo il Giordano, a pag. 59, in “Contadini”, lamenta: “Corpi | sulla strada del ritorno | la sera | meditano speranze | per figli sballottati a nord… | e lassù inghiottono fumo e nostalgia | per un traguardo inerpicato in alto…” E prorompe nella successiva pagina 60 (lirica Ancora) : “Ancora gambe di bambini tremano | sotto il peso del lavoro | e il lavoro continua restare debitore | nei confronti di molti uomini | e molta gente continua a riempire treni | di valigie e di speranze | e troppe madri piangono figli lontani…” E, di rincalzo, P. Nigro aggiunge, in “Terra di Sicilia”, pag. 71: “odo levarsi dai rovi | della mia terra dimenticata | il canto soffocato di uomini duri | come scorza di ulivi | tra la fuliggine di sedicenti civiltà di ciminiere | …Sempre gridate ai figli il nome dei padri | che lievitano il pane con sale di lacrime | e li nutrono di carni martoriate”. Poi il malessere esistenziale nello scandaglio del proprio cuore, con la sofferta consapevolezza della solitudine, del silenzio all’intorno dei loro spiriti assetati, di solidarietà, di amore, di calore umano, di conforto,: l’anima è come tuffata in un bagno di desolazione da che la terra è divenuta deserto dei sentimenti per una “realtà | che non accorda tregua.”, sicché ci si ritrova svuotati di humus vitale.

Il desiderio di ricambiato amore servirebbe ad acquistare fiducia nella vita ma, come fa sapere Bonfiglio in “Ultimo canto” (pag.24), tutto resta a livello di pia illusione perché nel mondo l’anima | vuota d’attesa | ricercherà invano | la frantumata eco | d’un ultimo canto d’amore”. E Franco Di Stefano in “Forconalidi”, pag. 39, così ribadisce: “L’amore è scappato | inseguirlo è fatica inutile | alle nostre gambe irrigidite | tra i miei pensieri | già vado cercando un ricordo”.

E smarrimento trovo anche in Pietro Nigro che in “Illusioni”, pag. 78, geme: “Sento soffiarmi attorno | l’alito del tempo | coi suoi cocenti rimpianti | d’un momento perduto per sempre | e speranze che si frantumeranno | senza più ritorni”. Vana è la ricerca d’amore, sia per la vita in due sia per la fratellanza universalmente intesa anche in “Ricerca”: “Ho cadenzato i miei passi | al soffio del vento | col fruscio delle foglie, | ho nuotato nell’etere | alla ricerca d’una dimensione nuova | e vi ho trovato l’angoscia di essere fagocitato | dal buco nero del dubbio | Dov’è il mio Dio di pietà? | L’amore promesso?...”

Tutto quaggiù si riduce, quindi, ad illusorie promesse, ad “inutili ansie” per una vita “sfrondata” di ogni pia aspettazione, di ogni pietosa illusione in lunghi giorni di spasmodiche attese di bene e di gioia, che servono a riempire di contenuti l’esistenza terrena e a dare interezza al proprio cuore velato oggi di tristezza, angustiato dal disinganno; e l’amore, il sentimento che edifica, una volta perduto, serva solo a costituire uno scrigno di ricordi intimi e personali nell’esistenza spezzata, inappagata. Temi dunque a carattere sociale e sentimentale, pieni di struggimento interiore , di ottima fattura estetica, senza fratture e senza intoppi sillabici. Pagine poetiche in cui abbonda l’humus lirico, acchè non si spengano nell’anima umana la solidarietà, la concordia, l’amore fra le creature, per l’apertura ai cieli, per un’agognata restaurazione della bellezza etica sulla terra, in cui tutto è caduco, contingente.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza