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L'artista sottratto all'oblio

A metà strada fra biografia e saggio critico, ugualmente distante e vicino da entrambi quei generi, Il bosco guaritore, opera di Antonio Chiades, ripropone all' attenzione del grande pubblico la figura controversa e dimenticata di Ercole Marchioni. Nato a Peaio di Vodo, erede di una famiglia dell'alta borghesia cadorina, Marchioni si fece conoscere, tra Ottocento e Novecento, per i suoi ritratti di figure e personaggi, per i paesaggi di natura e montagna dedicati alla terra d'origine e influenzati dal classico stile realista del secolo scorso e, insieme, dalle avanguardie espressioniste di inizio Novecento. Una produzione, un percorso artistico e un' esistenza brevi, quelli di Marchioni, diplomatosi all'Accademia veneziana, studente d'arte a Monaco di Baviera, travolto dal dramma della Prima guerra mondiale e dalle sue stesse aspettative, riposte e tradite, nell'evento bellico.

Prima, nel 1913, Marchioni era stato anche protagonista, nella veneziana Ca' Pesaro, di una storica esposizione di giovani pittori italiani; con lui, c'erano Casorati, Moggioli, Marini e quel Gino Rossi con cui il pittore di Peaio doveva condividere tanto l'esperienza della guerra, quanto le sue conseguenze, il difficile reinserimento dei reduci, la delusione di una realtà diverse dalle attese, il ricovero in manicomio, a Venezia, Treviso e, infine,.a Feltre. Ne Il bosco guaritore, Chiades ripercorre la storia personale di Marchioni, con il rigore della biografia nel riportare dati, carteggi, documenti e con la suggestione di un linguaggio lirico nella costante ricerca di comunicare le emozioni e gli stati d'animo utili a interpretare l'umanità e l'arte di Marchioni.

«La guerra, entusiasticamente affrontata dal pittore come una verifica personale, un banco di prova e di maturazione – afferma Chiades – si trasformò nella delusione di fronte ad un universo meccanizzato e freddo, tutt'altro che romantico, in una dimensione dì orrori che la pittura non sapeva rappresentare e, ancor meno, poteva riscattare». «Come vorrei sapere la fine di questa mia esistenza inquieta e turbata», ha scritto Marchioni, affidandosi alle cure delle passeggiate tra i suoi boschi finalmente tranquilli e rimettendo impressioni, pensieri e giudizi ai ritratti e ai paesaggi conservati, per trasmettere il senso stesso della sua vita, e, contraddittoriamente, distrutti, quasi per non lasciare tracce di una ricostruzione di significati comunque difficile.

Ercole Marchioni morì nel 1935, a soli 45 anni di età, e, da allora, cominciò l'epoca della lunga dimenticanza, del progressivo oblio di opere, quadri e ricordi ora riscoperti dal libro di Chiades. Come le tele del suo protagonista, tuttavia, anche Il bosco guaritore propone e si propone con una chiave di lettura che esclude il resoconto cronachistico e 1' esame critico, senza voler cadere nella narrazione fantastica (nonostante lo pseudonimo di Bortolo Troncon scelto per indicare Marchioni) o nell'interpretazione psicanalitica. L'obiettivo di coinvolgere il lettore nelle emozioni della poesia, nei richiami lirici delle memorie si traduce in un testo che accompagna attraverso fascino e richiami di una via sconosciuta.

Una via che per Chiades; al contrario, completa un itinerario artistico-spirituale intrapreso con le biografia del citato Gino Rossi e con In attesa del re., racconti di follia durante la Prima Guerra mondiale. Il bosco guaritore Storia incompiuta di un artista che dipingeva solitudini e montagne, edito da Canova e già presentato alla biblioteca comunale di Calalzo e in palazzo Crepadona di Belluno, raccoglie e completa quegli spunti e quelle premesse.

Recensione
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