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Nella nota in quarta di copertina si legge, tra l'altro, "Il modulo stilistico di Nicola Rampin, espresso in Omonimo, poggia sulla comunicazione e sulla semplicità,". Nel constatare quanto sia condivisibile quest'osservazione non ho potuto fare a meno di rilevare la sostanziale differenza con l'opera, dello stesso autore, che appare in copertina. Nonostante l'offesa certamente arrecata dalla stampa all'opera originale, risulta l'argento e l'oro e poi il blu lapislazzuli ed il rosso carminio, tralasciando la precisione del tratto e la ripetizione delle forme, si nota il tentativo di darle una terza dimensione attraverso le linee a fisarmonica sui lati (si noti anche la firma dell'autore come parte integrante dell'opera). Tutto questo impone un costrutto tutt'altro che semplice e di immediata lettura, se mai un messaggio di tipo subliminale.

Lo scritto percorre binari di direzione opposta, anche quando sarebbero possibili messaggi sottesi e richiami istintivi, l'autore sceglie la comunicazione diretta ed immediata (p. 13) e nel caso di metafore quelle più palesi, "che scende fino | alla valle | dove accenderai | la dinamite | e | attenderai l'esplosione | per poi allontanarti" (p. 34).

Di segno totalmente diversa e Specchio, "Slacci tutto... | liberi il seno | ... | Lanci uno sguardo | allo specchio" (p. 24), forse un po' asibizionistico, l'autore veste panni non suoi, li interpreta, anche se in modo meno narciso che altrove (p. 15); forse si tratta sempre di quel suo omonimo pronto ad esplodere in qualsiasi momento (p. 29), forse un io nascosto o semplicemente il desiderio di provare qualcosa di diverso sulla propria pelle, quel che è certo è che il livello di immedesimazione è innegabilmente alto, specie in confronto con la poesia a pagina 8, dove il tema e forse più pregnante.

Nelle poesie più brevi è degna di nota una soluzione, "POETA | | Si posa | come polvere", fin qui apparentemente pedissequa, forse banale, la precisazione successiva richiama in gioco tutto, "in polvere.", come a dire che al giorno d'oggi nulla è poi così scontato.

Nel suo insieme la raccolta si presenta filante e leggera, molto meno le note bio-bibliografiche.

Recensione
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