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I possessori di aerei (jet), di barche (yatch) o semplicemente di una
Ferrari, tendono a frequentarsi fra di loro. I poeti, che invece sono persone di
alto profilo, frequentano gente di vario tipo, anche molto semplici che, come il
signor G. L., non sanno cosa si pone la poesia. Neppure io lo so con precisione
e forse non lo sa Nevio Nigro ma lui non confonde la causa con l'effetto. "Oltre
la vita | muore il bacio, | si spegne il sole | | Oltre la vita | oscura ti
avvicini e | non ti vedo." (p. 10).
In fondo cos'altro è la globalizzazione?. Cos'è l'Occidente globalizzatore? "Una
gonna rossa | che allontani il tempo | ballandomi davanti" (p. 19) (Si noti
la scelta del verbo ballare, sui possibili danzare volteggiare roteare, non vi
pare consono al discorso che sto facendo?). Oppure: "Ti adoro. | Perché si
muore." (p. 14). Prima, la veemenza colorata di Disneyland, ora la sbiadita
acquiescenza di Venezia.
E questa luna sempre così presente e quasi onirica, indipendentemente
dalle famose orme e tanto contestate (la verità sta nell'emozione suscitata e
non nel mezzo che la suscita, come per la Sacra Sindone, che sia vero o falso
poco importa), che sa mantenere lo stesso fascino emozionale della novissima
Luna di Saturno, che potrebbe assomigliare alla terra antecedente la memoria che
il bacio pensato inonda (la poesia è anche connessione rimando richiamo) Tutto
questo non per dire che il poeta è filosofo ma che il lettore spesso è poco
poetico. I baci che l'autore ha scritto sono sicuramente i suoi baci ma quelli
che ci legge la poesia non sono solo suoi e non solo quello.
Si noti che non c'è rimpianto, o è molto lieve, per il passato. Invece mi
pare come ci sia una specie di rimpianto per il presente, come se non gli
venisse riconosciuto il livello voluto o desiderato. "Resti di un festino |
nel cuore | che cerca redenzione. | … | Mi resta questo vivere." (p. 36). In
questi attimi d'osservazione, dove il poeta è solo, viene in mente un Sandro
Penna senza ossessioni, "Riscopro giovinezza | in questa nudità | di notte |
che s'avvicina | e mi dischiude l'uscio." (p. 47), né repressioni, senza
treni a disegnare nuvole al tramonto, "Nuvole vanno al tramonto | sospinte da
un vento di piume." (p. 35), che capovolge l'ardere amaro delle siepi, "e
illumini la via | lungo le siepi oscure." (p. 46).
Che senso può avere in poesia rastrellare il più umile plauso, il
consenso più misero!? "La sera | è mia | ma non | senza dolore." (p. 41).
Il sogno sa prescindere il testo come questo prescinde il pretesto. "Sera che
va | con i capelli sciolti | là dove china il vento | e muove il mare.", si
valutino questi versi alla luce di quanto si legge nella prefazione, senza porre
limiti a sensi e doppi sensi: "il "mordere" di certi versi ai quali poi la
memoria si ancora là dove la lingua tocca il profondo.", e poi ci si esprima
sull'ampiezza dei baci e la ristrettezza degli OGM.
Forse il Sig. G. L. avrà in dubbio che abbia letto proprio questo libro,
e si chiederà se sto sognando. Certo che sì, altrimenti leggerei cominicati di
governo o elenchi telefonici.
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Recensione |
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Quel passo di danza
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poesia
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| Autori |
| • | Nevio Nigro |
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Edizione:
Edizioni del Leone
Spinea 2004 |
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| Prefazione di Maria Luisa Spaziani. "Riflessioni anche tecniche sulla poesia di Nevio Nigro" di A. Maia. - pp. 64 |
| prezzo: € 7,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.9/2006
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