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I cognomi nella Divina Commedia

Centro di Ricerca Economica e Scientifica,
Catania 2004, pp. 32.

Lo studio dei nomi propri (di cui fanno parte i cognomi) rientra nell’ambito dell’onomastica, disciplina linguistica che prende in esame sia i nomi di luogo o toponimi (vie, città, fiumi, monti, ecc.) che i nomi personali o antroponimi (nomi, soprannomi, cognomi). I due settori sono complementari per metodologia di studi e campo di ricerche (da un nome di luogo può insorgere un personale e viceversa), ma nel1’ambito italiano hanno finora “pesato” maggiormente gli studi di toponomastica, favoriti se non altro dal forte interesse dei nostri studiosi per le implicazioni storiche. Basterà pensare all’insostituibile contributo di tali ricerche nella determinazione degli stanziamenti etnici in Italia per rendersene conto. In.un certo senso la toponomastica è rappresentata come un campo di stabile fissazione degli elementi linguistici; di contro 1’antroponimia è considerata un universo di dati, plasmati e riplasmati nel corso dei secoli secondo gli usi locali. Si tratta ovviamente di un “mito”, al cui smantellamento ha dato un contributo importante Emidio De Felice, ponendosi per la prima volta l’obiettivo di censire l’enorme ricchezza dei nomi propri italiani. Con 1’adozione di un valido sistema statistico, De Felice e riuscito a censire il repertorio nominale italiano in circa 17.000 forme (1982), mentre per il cognome n’aveva fatto (1978) una stima di circa 1.000.000. Tale massa imponente di dati non è ovviamente affrontabile se non a partire da specifici studi locali che tengano inoltre presente oltre al censimento delle forme-basi, anche lo schema teorizzato da Dante Olivieri (1923), che prevede il raggruppamento dei cognomi in filoni omogenei per richiamo nazionale. Olivieri suddivide i cognomi che rientrano nelle varie tradizioni (classica, religiosa, germanica, epica) da quelli a valenza semantica, espressione in pratica di un’origine geografica (toponimi, etnici), di soprannome professionale o di stato sociale (mestieri, cariche, parentele), oppure di denominazioni affettive, augurali, o derivanti dall’attribuzione di qualità psicofisiche, da derivazioni zoologiche o botaniche e varie.

Il linguista non può dimenticare l’approccio storico, geografico, archivistico. L’antroponimia non è un arido elenco d’elementi scoordinati, ma emerge come parte importante di un ambiente storico e sociale, alimentato da proprie tradizioni e mode locali, innovazioni tecnologiche linguistiche e soltanto il perseverante raffronto con la documentazione storica locale pone il ricercatore in corretto rapporto con 1’oggetto della sua analisi.

In questo lavoro vengono analizzati i cognomi che — salvo i primi due — figurano nella Divina Commedia, l’immortale poema di Dante Alighieri (1265-1321), molti dei quali durano tuttora. Il relativo studio ci è parso importante in considerazione del fatto che a quell’epoca i cognomi erano di recente istituzione e – come si vede – erano destinati a durare per sempre.

Abbreviazioni

cfr. confronta
cogn
. cognomi
diz. dizionario
S. Santo
v. vedere


Alighièri – (cfr. Par. XV, 138 e XVI, 40). Famiglia fiorentina derivata, secondo Dante, dai romani. Ma non è cosí. Questa famiglia mutò il nome originale degli Elisei per il matrimonio di una Aldighiera degli Aldighieri di Ferrara con Cacciaguida. A Ferrara fiorí una famiglia Aldighieri, forma da dove venne Allighieri e Alighieri, ma troviamo degli Alighieri anche a Parma e in altri luoghi dell'Emilia. Tutto il casato prende il nome di Alighiero (bisavolo di Dante; Par. XV, 91) o Allarghiero, figlio di Cacciaguida, menzionato insieme con suo fratello in un documento del 1189. Fu padre di Bello e Bellincione, che ebbe cinque figli tra cui un altro Aldighiero padre di Dante. Il cognome di Dante deriva, come patronimico in -i dal genitivo della forma latinizzata (Alagherii, genitivo di Alagherius) o come plurale con valore collettivo per indicare tutta una famiglia, dal nome del padre, Alighiero (II) figlio di Bellincione. Questi riprese il nome del nonno paterno, Alighiero (I), che un documento da lui firmato, e conservato, attesta ancora in vita a Firenze nel 1201. Il nome del bisnonno di Dante, Alighiero (I), fu probabilmente a lui dato dalla madre Aldighiera (assimilato poi in Allighiera e quindi in Alighiera), moglie del capostipite della famiglia, Cacciaguida, crociato al seguito dell'imperatore Corrado III e da questo creato cavaliere, morto combattendo nella seconda crociata. Attualmente ci sono due Dante Alighieri: uno a Marittima (AP) e un altro a Sant'Ambrogio di Valpolicella (VR).

Portinàri – Cognome frequente in provincia di Vicenza, con buone presenze in quelle di Pavia, Milano e Verona. Da un soprannome formato sull’antico toscano portinaro ‘portinaio; usciere; guardiano civile o militare delle porte d’una città o terra murata; gabelliere che riscuoteva i dazi al passaggio delle porte’, (in Trecc., “portinaio”), dal latino medievale portinarius. Beatrice o Bice Portinari Bardi (1266-1290), mai citata col cognome nella “Divina Cornmedia”, è fiorentina, coetanea di Dante, figlia di Folco Portinari (che nel 1285-88 fondò 1’ospedale di S. Maria Nuova; Trecc., “Portinari, Folco”), maritata a messer Simone di Geri de' Bardi nel 1286. Dante la vide per la prima volta a nove anni, la rivide nove anni dopo, e l’amore spirituale per lei ispirò una gran parte della sua poesia. Occorre ripetere che, come è falso ritenere che Beatrice sia solo un puro simbolo pur apparendo personaggio vivo e umano, cosí sono false tutte le supposizioni che essa sia una pura creazione della fantasia poetica del poeta fiorentino. La realtà storica di Beatrice è ormai dato acquisito dalla critica, e la stessa allegoria che nel poema ne fa simbolo della scienza divina, o teologia, non esclude per niente la connotazione umana.


Inferno

AldobràndiTegghiaio Aldobrandi (Inf. XVI, 41) è figlio di Aldobrando degli Adimari, cavaliere valoroso, uomo piacevole, savio e famoso cittadino fiorentino della generazione precedente a quella di Dante; fu podestà di Arezzo nel 1256 e morí prima del 1266. Poco frequente, questo cognome è attualmente presente nelle province di Firenze, Genova, Bergamo, Milano, Napoli e Prato. Deriva da un nome medievale che in forma latinizzata compare come Aldibrandus, e che rappresenta la sovrapposizione di due nomi personali germanici: Aldeprand e – in forma latinizzata – Hildebrandus (cfr. Diz. cogn., 49), per influsso del culto di Sant’Aldobrando, vescovo di Bagnoreggio (VT).

Bonàtti Guido Bonatti, di Forlí (1223?- morto verso la fine del secolo XIII), è posto da Dante fra gli indovini (Inf. XX, 118); frate minore e celebre astrologo, era molto affezionato al conte Guido di Montefeltro al cui servizio e rimasto molto tempo. Scrisse “Decem tractatus astronomiae” che gli acquistarono il titolo di principe degli astrologi. Cognome frequente nelle province di Mantova, Parma, Brescia, Milano, La Spezia, Piacenza e Firenze, con occorrenze in quelle di Verona, Modena, Roma, Arezzo, Ferrara, Bologna, Venezia e Rovigo. Deriva dal nome personale medievale Bono (dal nome latino Bonus, ma soprattutto da un soprannome tratto dall'aggettivo “buono”; cfr. Diz. cogn., 83).

Casalòdi – Citato nell’Inf XX, 95, è cognome oggi estinto. Sono stati guelfi signori di Mantova e il nome della famiglia deriva dal castello [e località] presso Brescia, da alcuni studiosi identificata in Casalòldo (MN).

Donàti – Nell’Inf XXX, 44 incontriamo Buoso Donati: Buoso di messer Vinciguerra Donati, che, già morto, venne contraffatto da Gianni Schicchi, dietro istigazione del nipote Simone Donati, per redigere il testamento in suo favore. Cognome presente nel Centro-Nord: in Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Lazio e Marche. Dal nome personale “Donato” (vedere “Paradiso”, Donàto).

Dòria – Cognome riportato nell’Inf. XXXIII, 137 con Branca Doria, nato intorno al 1233, della famosa famiglia ghibellina di Genova. Ebbe vari incarichi politici in Sardegna, dove lottò contro il dominio aragonese. Diffuso in provincia di Venezia (Chioggia, capoluogo), frequente in quelle di Milano, Torino, Lecce, Roma, Genova, Napoli, Taranto, Catanzaro, Macerata e Pavia. Il casato deriverebbe da un matronimico: per la tradizione, infatti, capostipite dei Doria fu un Arduino di Narbona, che avrebbe sposato a Genova, poco dopo il 1100, una Oria o Orizia della Volta, donde il cognome D’Oria e poi Doria assunto dai discendenti (Diz. cogn., 116).

Fúcci – Cognome menzionato nell’Inf. XXIV, 125 con Vanni Fucci: figlio naturale di Fuccio (da dove prende il cognome) de' Lazzari, pistoiese, fu uomo d’indole violenta e rissosa. Guelfo nero, prese parte alle lotte interne della città, incominciate nel 1228, commettendo saccheggi e rapine contro gli avversari politici. Fu nel 1292 al servizio di Firenze contro Pisa e forse in quella occasione Dante lo conobbe (come dice al verso 129). Attualmente è frequente nelle province di Benevento, Bari, Roma, Milano, Napoli e Torino, con occorrenze in quelle di Caserta, Forlí-Cesena, Ravenna e Pesaro-Urbino.

Gualàndi – Nome di un’importante famiglia ghibellina di Pisa, molto potente (ricordata da Dante nell’Inf XXXIII, 32), che l’arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini istigò contro il conte Ugolino della Gherardesca, aizzando nel tempo stesso il popolo minuto. Attualmente è cognome diffuso in provincia di Bologna, frequente in quelle di Ferrara, Modena e Ravenna, con presenze nelle province di Firenze e Milano. Dal nome personale germanico Waland, con 1’adattamento “Gualando” (documentato per esempio a Bologna nel 1256 in veste latineggiante, Gualandus).

Lanfrànchi – Presente nell’Inf XXXIII, 32, è nome di un nobile casato ghibellino di Pisa, di grande potenza nei primi tempi del Comune e circa tutto il secolo XIII; posto in ombra dai Gherardesca, che l’arcivescovo Ruggeri istigò contro il conte Ugolino. Cognome frequente nelle province di Bergamo, Milano, Pavia, Lecco, Brescia e Parma. Da una forma settentrionale e toscana del nome d’origine germanica “Lanfranco” (germanico *Landa-franca ‘libero nel proprio paese’), documentato nel Nord dal secolo IX, e in Toscana dall’XI, come Lanfrancus.

Pazzi – Nell’Inf XXXII, 68 incontriamo Camiscion de' Pazzi: si tratta di Alberto Camicione della casata ghibellina dei Pazzi di Valdarno Superiore (da non confondersi con i Pazzi di Firenze), che uccise a tradimento Ubertino de' Pazzi, suo congiunto, per impadronirsi, secondo l’Anonimo fiorentino, di alcune fortezze che avevano in comune. La forma con la -sc- è conforme alla pronuncia fiorentina. Oggi è cognome frequente nelle province di Ferrara e Forlí-Cesena, con occorrenze in quelle di Milano, Roma e Ravenna. Alla base sembra essere il. nome personale "Pazzo", attestato per il capostipite della famiglia fiorentina Pazzi (Pazzo di Rinieri, secolo XI; cfr. Trecc.); a sua volta “Pazzo” può rappresentare una variante di *“Paccio”, accorciamento di “Jacopaccio”, derivato da una variante del nome personale "Giacomo" (dall’ebraico Ya’aqôbh ‘Dio ha protetto’); tale variante sarebbe di provenienza settentrionale, come molti termini toscani (per le infiltrazioni linguistiche in Toscana dal Nord si cfr. G. Rohlfs, Studi e ricerche su lingua e dialetti d’Italia, Sansoni, Firenze, 1972, 139-160).

Rusticúcci – Nell’Inf VI, 80 incontriamo Iacopo Rusticucci, mediatore con Tegghiaio Aldobrandi della pace di Volterra e S. Gimignano, procuratore speciale di Firenze nel 1254 per trattare con altri comuni toscani tregue e alleanze. Secondo notizie di commentatori antichi avrebbe avuto una moglie ritrosa e bisbetica, da cui si sarebbe diviso, e per la cui avversione sarebbe stato indotto al peccato della sodomia. Il cognome, presente con solo due occorrenze (una ad Ancona e l’altra in provincia), deriva dal basso medievale Rustico (già nel latino di tarda età imperiale Rusticus), formato da rustico, sia nel significato di ‘chi vive in campagna, campagnolo, contadino’; sia in quello figurato di ‘rozzo, sgarbato’.

Schícchi – Menzionato nell’Inf. XXX, 32 con Gianni Schicchi, è un cognome tuttora esistente, frequente in provincia di Palermo (Castelbuono, capoluogo), con occorrenze in quelle di Roma, Arezzo, Perugia, Ancona, Torino e Milano. Di significato oscuro. Gianni Schicchi de' Cavalcanti, fiorentino, morí prima del 1280. È condannato come falsatore di persona, perché si finse Buoso de' Donati, appena morto; mettendosi nel letto al posto suo e contraffacendone la persona, dettò un testamento a favore del nipote di Buoso, Simone Donati e assegnò a se stesso una bella giumenta del valore di duecento fiorini.

Scòtto – Menzionato nell’Inf. XX, 116 con Michele Scotto, scienziato e filosofo scozzese, celebre astronomo e alchimista, visse a lungo alla corte di Federico II. Cognome attualmente molto diffuso a Napoli, frequente nelle province di Genova, Grosseto, Roma, Livorno, Cuneo, Savona e Cagliari. Da “Scoto” o “Scotto”, latino Scottus, etnonimo che nel Medioevo valeva ‘originario della Scozia o dell’Irlanda’ (cfr. CVE, 186, e per il significato della voce Trecc.). Cfr. con 1’antico italiano scotto ‘il mangiare, vitto; anche, pezzo, che si deve pagare per aver mangiato all'osteria o alla locanda’ (in Trecc.).

Sismóndi – Citato nell’Inf XXXIII, 32, è il nome di una delle grandi famiglie ghibelline di Pisa, insieme con Gualandi e Lanfranchi, che 1’arcivescovo Ruggeri istigò contro il conte Ugolino. Attualmente è cognome prevalentemente piemontese, frequente in provincia di Cuneo, con presenze in quelle di Torino e Savona. Da Sismondo, variante ridotta del nome personale d’origine germanica “Sigismondo” (‘che assicura protezione [del popolo] con la vittoria’, già documentato in Tacito nella forma latinizzata Segimundus, per un re dei Cherusci).

Soldanièri – Nell’Inf. XXXII, 121 troviamo Gianni de' Soldanier, dell’antica e nobile famiglia ghibellina dei Soldanieri di Firenze, che dopo la morte di Manfredi (1266) tradí la parte passando ai guelfi, durante i tumulti popolari avvenuti sotto la podesteria di Cataldo e Loderingo (cfr. Inf. XXIII, 104-107). Menzionato dal De Felice nel suo dizionario dei cognomi italiani (Diz. cogn., 257), oggi è scomparso. Deriva dal soprannome medievale Soldano (documentato nel primo Duecento in Liguria e in Toscana come Soldanus), formato da soldano, variante antica e regionale di sultano, adattamento dall’arabo sultân ‘sovrano, principe’, che dall’875 fu il titolo di sovrani del mondo islamico.

Zanche – Nella Divina Commedia troviamo donno Michele Zanche; pare fosse giudice e signore di Logodoro (Sardegna) in nome del re Enzo, figlio di Federico II, ucciso a tradimento dal genero Branca Doria nel 1275 o nel 1290, menzionato da Dante nell’Inf. XXII, 88 e XXXIII, 144. Cognome estinto. Cfr. con Zanca (cognome frequente nelle province di Palermo e Verona; con buone occorrenze in quelle di Brescia, Mantova, Milano, Rovigo e Ancona, derivato da un soprannome femminile formato sul siciliano zanca ‘gamba storta e non naturale’ o sul veneto antico zanca, che può significare ‘cianca, gamba’, o ‘svolta, piegatura, oggetto storto’ [quindi ‘gambe storte, persona storta’]) o Zanchi (cognome molto diffuso in provincia di Bergamo, frequente in quelle di Venezia e Milano, con occorrenze nelle province di Roma, Arezzo e Verona, dal plurale zanche ‘trampoli [quindi gambe lunghe’]) o infine il maschile Zanco ‘mancino’ (cognome veneto, frequente nelle province di Treviso e Venezia).


Purgatorio

Anastàgi – Nome di una nobile e potente famiglia ravennate apparsa nel secolo XII (citata nel Purg. XIV, 107), che raggiunse come quella dei Traversari il massimo splendore nel secolo XIII. Quando Dante arrivò a Ravenna le famiglie erano spente o quasi: perciò sono dette diretate, vale a dire estinte, senza eredi. Attualmente ci sono tre famiglie in Italia con questo cognome, una delle quali è a Firenze. Dal nome personale “Anastasio”, che continua il personale latino cristiano Anastasius (adattamento del nome greco Anastásios [derivato da anástasis ‘risurrezione’], con il significato di ‘risorto [in Cristo]’ o di ‘[Cristo] risorto’), per influsso anche del culto del papa Sant’ Anastasio I, morto nel 401).

Càlboli – Ricordato da Dante nel Purg. XIV, 89. Calboli è un caseggiato a NE del comune di Rocca San Casciano (FC), donde trasse i natali (e il nome) la famiglia guelfa di quel Rinieri della nobile famiglia guelfa dei Paolucci, signori di Calboli; citato nello stesso canto, al verso precedente. Il cognome è attualmente frequente in provincia di Forlí-Cesena, con lievi presenze in quelle di Ravenna e Roma.

Cappellétti – Ricordata da Dante nel Purg. VI, 106: «Vieni a veder Montecchi e Cappelletti...». Questa coppia di nomi era stata un tempo intesa come quella indicante due famiglie veronesi rivali, intorno alle quali fiori la gentile e cupa vicenda di Giulietta e Romeo, resa immortale da Shakespeare. Si tratta invece di due casate, la prima ghibellina di Verona e la seconda guelfa di Cremona, che diedero il nome a due fazioni che turbarono con le loro lotte tutta la Lombardia. Dopo la metà del secolo XIII queste fazioni erano ormai ridotte a mal partito, anzi la fazione cremonese non aveva piú peso nella vita politica. Con questi due nomi Dante intese quindi riassumere tutta l’azione politica delle fazioni, la filo-­imperiale a l’anti-imperiale, che condussero a rovina le città della Lombardia, ormai in mano di ambiziose e tiranniche signorie. In Rap., 127 è riportato che alcuni dei Cappelletti di Verona sono originari di Selva di Progno e di Giazza (VR); una contrada Capeleti di Selva è nota fin dal 1574 (Attilio Benetti, Nomi cognomi soprannomi e toponimi ricavati dal Registro Battesimi della Parrocchia di Velo Veronese, “Taucias Gareida” 26, 1976, 47). Diffuso attualmente nelle province di Como (Cantú, capoluogo) e Milano (capoluogo), è frequente in quelle di Trento, Roma, Firenze, Macerata, Perugia, Bologna, Varese, Verona, Siena, con occorrenze nelle province di Arezzo, Bergamo, Teramo e Pavia. Esiste anche il cognome Capuleti, rarissimo, con poche occorrenze in provincia di Bologna. Da un soprannome formato su “cappello”, a indicare un fabbricante di cappelli o una persona che portava abitualmente tale copricapo.

Carpígna – Un Guido di Carpigna è citato nel Purg. XIV, 97. Guelfo, figlio di Ranieri dei conti del Miratoio di Carpegna (dal latino carpinus ‘carpine’), piccolo paesino vicino Montefeltro, fiorí intorno al mezzo e anche nella seconda metà del secolo XIII, fu podestà di Ravenna nel 1251 e morí poco dopo il 1283. È lodato dai commentatori antichi per liberalità e altezza d’animo. Cognome raro, presente a Gubbio (Perugia).

D’Azzo – Nel Purg. XIV, 105 è menzionato Ugolin d’Azzo della nobile famiglia toscana degli Ubaldini, fiorita nella seconda metà del secolo XIII o riguarda quell’Ugolino che fu console di Faenza nel 1170 e rappresentante di questo Comune a Costanza, quando nel 1183 vi si stipulò la famosa pace. D’Azzo è attualmente cognome presente soprattutto nelle province d’Agrigento, Palermo e Napoli. Cfr. l’antico tedesco Azzo, derivato dal germanico.

Del Duca – Guido del Duca, citato nel Purg. XIV, 81 proviene dalla nobile famiglia ghibellina ravennate degli Onesti, signori di Bertinoro, giudice in varie città della Romagna: Imola, Faenza (1195), Rimini (1199), Ravenna e nella Bertinoro, imparentato coi Traversari e i Mainardi, menzionati in questo canto (versi 97-98). È oggi cognome frequente nelle province di Roma, Salerno e Napoli, con presenze in quelle di Latina, Frosinone, Milano e Foggia. Deriva dal nome (o soprannome, come sembra essere il nostro caso) medievale Duca, che solo eccezionalmente sarà riferito a chi riveste il titolo nobiliare o il potere ducale, ma normalmente avrà indicato chi faceva parte del complesso di dipendenti di un duca, o scherzosamente a una persona che si dava aria di importanza.

Filippéschi – Nel Purg. VI, 107 leggiamo «Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura; / color già tristi, e questi con sospetti». Verso di difficile interpretazione. Secondo i piú, Dante menziona qui due coppie di famiglie che stavano alla testa di fazioni opposte nella medesima città: a Verona Montecchi e Cappelletti, ad Orvieto Monaldi e Filippeschi. Secondo altri il poeta vuol dire: vieni a vedere a che sono ridotti in Italia i fautori dell’impero. Cognome toscano, frequente nelle province di Pisa, Siena e Livorno, con presenze in quelle di Grosseto e Firenze, deriva dal nome personale “Filippo” (v. “Paradiso”, Filíppi).

Fósco – Nel Purg. XIV, 101 incontriamo Bernardin di Fosco: si tratta di messere Bernardo da Faenza, di umile origine, uno dei piú valenti difensori della sua città contro Federico II nel 1240 e podestà di Pisa (1248) e di Siena (1249). Ebbe fama di uomo largamente liberale. Fosco è cognome presente principalmente nelle province di Roma, Chieti, Milano e L’Aquila. Deriva dal nome Fosco, già comune nel Medioevo, che risale al latino Fuscus, dall’aggettivo fuscus ‘fosco, scuro di capelli o di carnagione’.

Guinizzèlli – Cognome citato nel Purg. XXVI, 92 con Guido Guinizzelli, il celebre rimatore bolognese del secolo XIII, la cui data di nascita è incerta. Cognome oggi inesistente, di significato oscuro, sembra essere una forma diminutiva plurale.

Lombàrdo – Nel Purg. XVI, 46 leggiamo: «Lombardo fui, e fu’ chiamato Marco…». Non sappiamo molto di questo personaggio; si tratta probabilmente di una persona della Lombardia (nel senso che si dava a questa parola nel Medioevo; cfr. Inf. I, 68) e della Marca Trevigiana, vissuto nella seconda meta del secolo XIII, uomo di corte, saggio e valente. Il cognome Lombardo è diffuso in Sicilia (dove si trova al 3° posto, 41° in Italia; cfr. Caff. II, 28), soprattutto nelle province di Trapani, Catania, Palermo e Milano, frequente in quelle di Torino, Roma, Crotone, Agrigento, Reggio Calabria e Genova. Da un soprannome formato sulla voce “Lombardo” (probabilmente dal germanico *langa- [in tedesco lang] ‘lungo’ e *barda- [in tedesco Bart] ‘barba’, vale a dire ‘dalla lunga barba’), che ha dato il latino Langobardus o Longobardus ‘longobardo’), che indicò nel Medioevo dapprima un “italiano” in genere e quindi – pressappoco dopo la conquista normanna del Sud – un nativo dell’Italia settentrionale. All’epoca della formazione dei cognomi il significato era quest’ultimo: ‘italiano settentrionale, che parla il "lombardo"’. Il “lombardo” era la lingua che si andava costituendo, con una propria identità letteraria, nel Nord padano in contrapposizione al “toscano”, destinato a prevalere a partire dal XIV secolo. Nelle zone settentrionali di confine, tuttavia, erano detti “Lombardi” gli Italiani in contrapposizione ai Tedeschi. Diventato nome proprio dalla fine del XIV secolo, “Lombardo” perse le connotazioni negative e dal 1400 assunse la funzione di cognome, come è testimoniato dalla famiglia Lombardo o Lombardi, scultori ed architetti a Venezia nei secoli XIV e XV.

Manàrdi – Nel Purg. XIV, 97 è citato Arrigo Manardi, della famiglia dei signori di Bertinoro (FC), prigioniero dei Faentini nel 1170 e vissuto almeno sino al 1228, fu grande amico di Guido del Duca. Anche di costui gli antichi commentatori fanno grandi lodi per la saggezza e per la liberalità. Cognome oggi poco frequente, presente principalmente nelle province di Ancona, Ascoli Piceno e Milano. Dal nome personale d’origine germanica “Mainardo”, documentato nel Medioevo in veste latinizzata come Maginardus, e Mainardus.

Monàldi – Famiglia guelfa d’Orvieto, menzionata nel Purg. VI, 107. Attualmente il cognome è frequente nelle province d’Ascoli Piceno e Roma, con presenze in quelle di Arezzo e Genova. Dal nome personale *“Monaldo” d'origine germanica, antico toscano Monaldus, antico tedesco Munuald, Monald, dal germanicb *Muni-vald. Alla diffusione del nome contribuí forse il culto di un S. Munaldo da Ancona, missionario francescano martire nel 1314 in Armenia.

Montécchi – Nome di una famiglia ghibellina di Cremona, non sono sufficientemente documentati i suoi contrasti coi Cappelletti o Capuleti di Verona. Turbolenta, quanto quella dei Cappelletti, è ricordata da Dante insieme con 1’altra: «Vieni a veder Montecchi e Cappelletti ...» (Purg. VI; 106). Cognome presente principalmente nelle province di Firenze, Milano, Roma ed Arezzo. Plurale del nome di una delle tante località Montecchio dell’Italia (AR, VI, RE, ecc.), derivato dal latino munticulus ‘monticello’. Il celebre cognome veronese Montecchi, immortalato nella leggenda di Romeo e Giulietta, è documentato inizialmente nella forma singolare “Montecchio” (Monteclo nel veronese antico fino al secolo XIV inoltrato) ed è forse possibile che il cognome in esame derivi da una sua antica diramazione (Rap., 266).

Novèllo – Nei Purg. VI, 17 è menzionato Federigo Novello, figlio di Guido Novello dei conti Guidi, ucciso presso Bibbiena (AR) nel 1289 o nel 1291 da uno dei Bostoli, fuorusciti d’Arezzo, mentre era accorso in aiuto dei Tarlati di Pietramala. Da un soprannome o nome personale formato su “novello” nel senso di ‘nuovo, giovane’. Il soprannome poté distinguere un componente della stessa famiglia piú giovane di un altro che aveva lo stesso nome; il personale, invece, poté essere dato all'ultimo figlio nato, o nato dopo la perdita di un figlio precedente. (Cfr. Diz. cogn., 178.)

Oderisi – Nome o cognome? Non si può saperlo con esattezza, dal momento che nel Purg. XI, 79 ci cita soltanto Oderisi: famoso miniatore nativo di Gubbio e operante, secondo alcuni documenti, a Bologna nel 1268-69 e nel 1271. Secondo il Vasari passò poi a Roma, ove sembra morisse circa il 1299. A Bologna, Dante dovette conoscere il miniatore, perché la conoscenza tra i due è attestata da.questo canto, ma non si può aggiungere di piú Il cognome Oderisi è rarissimo e presente attualmente con due famiglie nella provincia di Firenze. Di significato oscuro.

Pagàn – Nome di una nobile famiglia di Faenza. Capo di questa famiglia fu Maghinardo Pagano da Susinara, ghibellino per tradizione familiare, ma per interesse piú volte inclinante al guelfismo, figura di primo piano nelle lotte di parte in Romagna, negli ultimi trent’anni del secolo XIII e per lunghi anni ebbe la supremazia in Faenza e in Imola. È ricordato da Dante (Inf. XXVII, 49-51; Purg. XIV, 118-120) con termini di severa condanna. Frequente in provincia di Venezia, con presenze in quelle di Verona, Forlí-Cesena e Milano, deriva dal soprannome "Pagano", documentato per esempio a Padova nel Medioevo. S’indicò col termine “pagano” propriamente chi non apparteneva alla religione cristiana, e talvolta un barbaro in genere, un Germano, un Ungaro, ecc.

Pettinàio – Non si tratta di un cognome. Nel Purg. XIII, 128 è menzionato Pier Pettinaio, che pare sia nato a Campi nel Chianti e sia vissuto a Siena esercitando il commercio dei pettini, forse per la tessitura (di cui il soprannome di pettinaio o pettignano). Morí in odore di santità assai vecchio a Siena, nel 1289. Fu terziario francescano; è la venerazione di cui era tenuto a Siena è dimostrata anche dal fatto che il Comune fece costruire a spese pubbliche nel suo sepolcro un altare con ciborio nella chiesa dei fratti minori.

Prata – Nei Purg. XIV, 104 incontriamo Guido da Prata, gentiluomo amico di Ugolino d’Azzo, della terra di Prata o Prada, nel Faentino, presso Russi, vissuto sulla fine del secolo XII e nei primi decenni del XIII. È ricordato in un documento del 1184 e in uno del 1228 come presente a Ravenna. Il cognome Prata è oggi presente principalmente nelle province di Roma, Bologna, Caserta, Torino, Milano e Venezia.

Tignoso – Dante cita Federigo Tignoso (Purg. XIV, 106), detto Tignoso per antifrasi, perché aveva una bella testa di capelli biondi, probabilmente di Rimini, dove fu fiorente tale casato, o da Longino. Cognome oggi estinto. Cfr. Tignoso (Crognoleto, TE): dal latino *tineoso (da tinea) ‘di aspetto scabro e squallido’ (Top. ital., 260).

Traversàro – Nei Purg. XIV, 98 incontriamo Pier Traversaro dell’illustre famiglia ravennate dei Traversari (d’origine bizantina, documentata dal secolo IX, che ebbe il titolo ducale), che fiori ai tempi di Federico II imperatore e fu ghibellino. S’impadroní di Ravenna nel 1218 e ne rimase signore fino al 1225, nel quale anno morí. Anch’egli è lodato dagli antichi commentatori per liberalità e magnanimità. Il cognome Traversaro è frequente in provincia di Genova, mentre quello di Traversari è frequente in provincia di Pistoia, con presenze in quelle di Firenze, Ravenna; Roma, Milano, Forlí-Cesena, Grosseto e Bologna. Dal toponimo Traversara (RA): dal latino traversu.


Paradiso

Alberíchi – Famiglia citata nel Par. XVI, 89. Cognome poco frequente, presente nelle province di Cremona e Milano, deriva dal nome personale d’origine germanica “Alberico” (‘re degli elfi’), che fu portato anche da alcuni santi.

Ardínghi – Nome di una famiglia fiorentina molto antica (Par. XVI, 93). Cognome poco frequente, con le principali occorrenze nelle province di Firenze, Lucca, Genova e Pisa. Dal nome personale d’origine germanica “Ardingo”, comune nell’ultimo Medioevo (nel 920 è ricordato a Farfa un Ardingus, vescovo dell’imperatore Berengario, e dal secolo XII Ardingus è frequente in documenti toscani; cfr. Diz. cogn., 60), dal germanico *Harding (formato dall'ipocoristico di nomi composti con * hardhu- ‘forte, valoroso’e dal suffisso derivativo -ing).

Arrigúcci – Famiglia guelfa, che occupò le prime magistrature della repubblica. Nel Par. XVI, 108 leggiamo: «a le curule Sizii e Arrigucci», due famiglie cosi designate perché a Roma le sedie curuli erano i seggi pieghevoli dei piú alti magistrati. Attualmente il cognome è frequente in provincia di Arezzo, con presenze in quelle di Siena e Firenze. Dal nome personale “Arrigo” (che continua il germanico *Haimirik, composto da *haimi- ‘patria’ e *rikia- ‘potente, signore, principe’).

Barúcci – Citato nel Par. XVI, 104, è attualmente cognome frequente nelle province di Firenze e d’Arezzo. Si tratta del vezzeggiativo plurale del nome personale germanico Baro, di cui è documentata nel Medioevo la forma vezzeggiativa Baruzo “Baroccio”.

Beringhièri – Nel Par. VI, 134 è menzionato Ramondo Beringhieri: Raimondo Berengario, conte di Provenza (1198-1245), che ebbe quattro figlie, tutte regine. Il Villani, che nella Nuova Cronica lo chiama Berlinghieri, lo dice discendente della casa d’Aragona. Forse è Raimondo Berengario V. Fu uno dei piú giovani sovrani del suo tempo, lodato sia per le sue doti di uomo politico, sia per la sua attività amministrativa e legislativa. Oggi continua come Berlingheri, Berlinghieri, Berlinguer e simili. Deriva dal nome personale d’origine germanica “Beringhiero” (‘lancia data dell’orso’ o ‘orso con la lancia’) di tradizione franca.

Bernardóne – Nel Par. XI, 88 è menzionato Piero Bernardone, ricco mercante di Assisi e padre di S. Francesco, che per umiltà voleva essere detto fihius Petri Bernardonis. Poco frequente, il cognome è presente principalmente nelle province di Torino (capoluogo), Pescara, Trapani e Chieti. Forma accrescitiva del nome personale d’origine germanica “Bernardo” (adattamento del nome franco Berinhard, formato dal germanico *beran- ‘orso’ e *hardhu- ‘duro, forte, valoroso’, col significato originario di ‘orso valoroso’ o ‘forte, valoroso come un orso’), che fu portato da vari santi, il piú famoso dei quali fu S. Bernardo di Chiaravalle (ma il nome conobbe una certa fortuna anche prima che si diffondesse il culto di quest’ultimo; cfr. Tagl. I, 280). .

Bèrti – Citato nel Par. XV, 112 con Bellincion Berti, padre della «buona Gualdrada» (cfr. Inf. XVI, 37), illustre cittadino fiorentino, della nobile famiglia dei Ravignani, capo di una delle casate piú celebri del secolo XII e considerato come un esempio notevole di sobrietà e probità di costumi. Purtroppo abbiamo di lui scarse notizie. Attualmente Berti è cognome diffuso nelle province di Firenze, Bologna, Roma e Milano, frequente in quelle di Ravenna, Verona, Pisa, Trento, Venezia, Forlí-Cesena, Livorno, Vicenza, Massa Carrara, Padova, Grosseto, Torino, Prato, Rovigo; Arezzo, Treviso, Ancona, Ferrara, Pesaro-Urbino, Siena, Genova e Varese. Plurale del nome personale d'origine germanica “Berto” (che a sua volta ha due diverse origini: 1) rappresenta l’aferesi, in pieno Medioevo, dei nomi personali tipo “Alberto”, “Adalberto”, “Umberto”, “Roberto”, ecc.; 2) continua un Bertus indipendente, attestato dal secolo VIII in Italia, che è la forma latinizzata di Bert, contrazione gia nell’Alto Medioevo di vari personali germanici (cfr. Diz. cogn., 78).

Bostíchi – Nome di una famiglia guelfa di Firenze (Par. XVI, 93), molto potente, residente attorno al Mercato Vecchio. Oggi estinto, è cognome di significato oscuro.

Buondelmónti – Nome di una famiglia toscana trasferitasi a Firenze dal contado. Infatti, essi avevano il castello Montebuoni nella valle della Greve, affluente dell’Arno, a sud di Firenze. Buondelmonte Buendelmonti, cittadino fiorentino, per aver rotto la promessa di matrimonio con una ragazza degli Amidei avrebbe provocato a Firenze la prima divisione e la sanguinosa lotta fra Guelfi e Ghibellini secondo una tradizione raccolta dai cronisti e da Dante (Par. XVI, 66). Cognome ancora esistente anche se con poche occorrenze: tre a Perugia ed una a Firenze.

Calfucci – Famiglia fiorentina estinta, citata da Dante nel Par. XVI, 106. Di significato oscuro.

Caponsàcchi – Nome di un’antica famiglia di Fiesole nel secolo XII, di parte ghibellina, abitante nei pressi di Mercato Vecchio e salita alle cariche pubbliche (Par. XVI, 121-122).I Caponsacchi parteggiarono per parte ghibellina: perciò furono esiliati, e l’esilio fu l’inizio della loro decadenza. Attualmente c’è una sola famiglia con questo cognome, residente a Salsomaggiore Terme (PR). Il significato del cognome rimane oscuro.

Catèllini – Famiglia antica di Firenze (Par. XVI, 88). Con poche occorrenze attualmente (Ravenna, Firenze), deriva probabilmente dal nome personale “Catello” (che risale al latino catellus ‘cucciolo’), che riflette il culto di S. Catello, vescovo di Stabia nel secolo IX e patrono di Castellammare di Stabia (NA).

Cérchi – Nome di una potente famiglia di mercanti fiorentini, proveniente dalla Val di Sieve, eminente al tempo di Dante (Par. XVI, 65). Nel 1300 erano padroni di gran parte del sesto di Porta S. Piero e capitanavano parte Bianca. Cognome frequente nelle province di La Spezia, Genova, con presenze in quelle di Modena, Alessandria, Firenze e Lucca. Forse dall’italiano cerchio, latino circulus; cfr. il toponimo centro-meridionale Cerchio (AQ, ecc.).

Dell’Arca – Famiglia molto antica, citata nel Par. XVI, 92. Oggi è cognome inesistente, forse derivato da Arca, località in provincia d’Arezzo.

Donàto – Ubertin Donato è menzionato nel Par. XVI, 119 e il ramo che discese da lui prese poi il nome di Bellincione. Cognome diffuso nelle province di Messina (dove occupa il 5° posto nel capoluogo, 383° a livello nazionale; cfr. Caff. III, 20), Milano, Napoli, Roma e Cosenza, frequente in quelle di Torino, Catanzaro, Salerno, Teramo, Pescara, Bari, Padova, Chieti, Genova e Trapani. Dal nome personale “Donato”, che continua il latino di ambienti cristiani Donatus ‘donato (da Dio)’, esprimente il ringraziamento a Dio per un figlio lungamente atteso; alla sua affermazione ha contribuito il culto di S. Donato martire di Arezzo, patrono della maggior parte delle località italiane di nome S. Donato (Tagl I, 48).

Fifanti – Detti poi Bogolesi per il Villani, è una famiglia ghibellina citata da Dante nel Par. XVI, 104. Attualmente è cognome estinto, di significato oscuro.

Filíppi – Presente nel Par. XVI, 89. Cognome diffuso nelle province di Roma, Vicenza e Trento, frequente in quelle di Verona, Milano, Livorno, Torino, Padova, Pisa, Bergamo, Imperia, Genova, Pavia, Rieti, Massa Carrara, Lucca, Brescia e Viterbo. Plurale del nome personale “Filippo” (dal greco Phílippos ‘che ama i cavalli, amico dei cavalli’), anche per influsso del culto dei vari santi omonimi.

Galigàio – Nome di una famiglia di nobili ghibellini del quartiere di Porta San Piero (Par. XVI, 101). Cognome oggi estinto. Cfr. Gàliga, toponimo in provincia di Firenze.

Galli – Menzionato nel Par. XVI, 105, per il Villani e una famiglia che abitava nel Mercato Nuovo ed erano ghibellini. Cognome diffuso nelle province di Roma, Firenze, Modena e Bologna, frequente in quelle di Rimini, Novara, Perugia, Pesaro-Urbino, Piacenza, Parma, Lucca, Livorno, Ancona, Genova, Pisa, Torino, Terni, Ravenna, Verbania, Grosseto, Arezzo e Siena.. Deriva da un soprannome *“Gallo” (dal latino gallus) assegnato per vari motivi. (per esempio ‘persona dal comportamento simile ad un gallo [bellimbusto])’, anche ironici. Non si può escludere, oltre al riferimento zoologico, anche il valore d’appellativo di provenienza dalla Gallia (Francia): infatti, in epoca tardo latina era usato come cognomen, anche in questo secondo significato.

Giúda – Al canto XVI, 123 del Paradiso incontriamo Giuda, che sta ad indicare la famiglia dei Giudi, d’antica nobiltà, che aderí alla parte ghibellina e il suo declino fu assai rapido. Del cognome Giudi resta una sola famiglia, presente a Forme (CZ), mentre che per quanto riguarda Giuda, è attualmente cognome presente principalmente nelle province di Salerno, Crotone e Roma. Dal nome personale “Giuda” (dall’ebraico Yehûdah ‘il leone’), con riferimento a San Giuda Taddeo, apostolo e, secondo tradizioni leggendarie, evangelizzatore della Mesopotamia e martire in Persia o a Giuda Iscariota, 1'apostolo traditore.

Giuòchi – Famiglia ricordata da Dante nel Par. XVI, 104. Attualmente è cognome inesistente, di significato oscuro. Cfr. col cognome Gioco, presente principalmente in Sicilia (dall’italiano giuoco, a sua volta dal latino locus ‘scherzo’) e nel Veneto (originario della zona tra i Tredici Comuni Veronesi e i Sette Comuni Vicentini, che sembra riprodurre un toponimo cimbro significante ‘giogo, valico montano’; Rap., 206).

Grèci – Citato nel Par. XVI, 89 è cognome frequente nelle province di Parma, Roma e Frosinone, con presenze in quelle di Palermo, Brescia, Firenze, Milano e Ascoli Piceno. Plurale del soprannome “Greco”, con vari significati che vanno da ‘greco della Grecia’ a ‘persona proveniente dalle zone di lingua greca del Sud’ a ‘furbo, astuto; finto, ipocrita, bugiardo, imbroglione’ (cfr. Diz. cogn., 141-142).

Gualteròtti – Nome di una famiglia fiorentina di parte guelfa di Borgo Santo Sepolcro secondo le indicazioni dei cronisti, ma dai documenti sarebbe invece ghibellina, citata nel Par. XVI, 133. Forse si tratta di rami diversi della stessa famiglia. Cognome poco frequente, presente principalmente in provincia di Forlí-Cesena, deriva dal nome personale d'origine germanica “Gualtiero” col significato di ‘che è potente, che comanda nell’esercito’.

Importuni – Nome di un’antica e potente famiglia fiorentina di borgo Santo Apostolo, di parte guelfa, citata nel Par. XVI, 133. Il cognome è di significato oscuro e conta oggi poche occorrenze (Trento, Firenze).

Infangato – Nome di una famiglia fiorentina ghibellina d’antiche origini (riportata da Dante nel Par. XVI, 123), abitante nei pressi del Mercato. Vecchio, i cui componenti ricopersero varie cariche pubbliche a Firenze. Cognome estinto, forse derivato da un soprannome di significato intuitivo.

Nèrli – Ricordato da Dante nel Par. XV, 115, è il nome di una famiglia consolare del Sesto d’Oltrarno, di parte guelfa, per il Villani grandi e possenti cittadini di Firenze. Un componente di questa famiglia, Iacopo di Ugolino de’ Nerli, fu console nel 1204. Il cognome, di significato oscuro, è attualmente presente nelle province di Pistoia, Firenze e Pisa.

Ormànni – Citato da Dante nel Par. XVI, 89, è i1 nome di una famiglia fiorentina che abitava dove oggi c’è i1 palazzo del Popolo. Cognome raro, di significato oscuro, con poche occorrenze nelle province di Napoli, Bergamo, Ascoli Piceno e Latina.

Ravignàni – Nei Par. XV, 112 è citato Bellincion Berti (padre della «buona Gualdrada», da cui discese Guido Guerra, Inf. XVI, 37-38), capo della potente e antica famiglia nobile dei Ravignani (Par. XVI, 97), che abitavano vicino Porta S. Piero. Cognome poco frequente, presente principalmente in provincia di Roma, con presenze in quelle di Trieste e Verona. Dall’etnico antico di Ravenna, o piuttosto dal toponimo Ravignano, in provincia di Perugia (che deriva dal latino *Rabinius, col suffisso prediale -ânu, Top. ital., 320).

Sacchétti – Citato nel Par. XVI, 104 i Sacchetti fiorentini furono nemici della famiglia di Dante (cfr. Inf. XXIX, 27). Cognome frequente nelle province di Roma, Bologna, Forlí-Cesena, Milano, Arezzo e Latina, con occorrenze in quelle di Modena, Reggio Emilia, Ravenna, Frosinone, Campobasso e Firenze. Diminutivo plurale derivato dal nome personale toscano Sacco, forma aferetica di “Isacco” (dal nome ebraico Yishaq ‘Dio sorride’). Il nostro cognome, infatti, deriva da un capostipite Isacchetto, ricordato a Firenze all’inizio del Mille (Diz. cogn., 220).

Salterello – Nel Par. XV, 128 incontriamo Lapo Salterello, fiorentino, giurista e poeta, coetaneo di Dante, che partecipò alla vita pubblica e ricoprí varie cariche negli ultimi vent’anni del secolo XIII, morto pare in Sardegna attorno al 1320. Fu un mestatore politico, disonesto e fazioso che Dante, contrapponendolo a Cincinnato, denuncia piuttosto come esempio di disonestà e corruzione politica. Il cognome è oggi estinto, di significato oscuro.

Úghi – Cognome tipico del Nord e nel Centro, e frequente nelle province di Livorno, Milano, Pisa e Ferrara. Nel Par. XVI, 88 leggiamo: «Io vidi li Ughi, e vidi i Catellini...»: comincia con questo primo gruppo l’elenco delle grandi famiglie fiorentine al tempo di Dante, in parte spente, in parte ancora potenti. Questo canto che, al dire del Del Lungo (Dal secolo e dal poema di Dante, Bologna, 1898) è il piú fiorentino del poema, trova una eco in alcuni capitoli della Cronica di G. Villani, in cui queste antiche famiglie sono ricordate nei loro rispettivi quartieri. Dal nome personale d’origine germanica “Ugo” largamente documentato in Italia a partire dal secolo IX nelle forme Hugo e Ugo, per influsso anche del culto dei vari santi omonimi.

Del Vècchio – Nel Par. XV, 115 incontriamo del Vecchio, che sta ad indicare 1’antica famiglia nobile fiorentina dei Vecchietti, di parte guelfa, diventata poi di parte Nera dopo la divisione della città intorno agli ultimi anni del secolo XIII. Cognome frequente nelle province di Bari, Napoli e Roma, con buone occorrenze in quelle di Foggia, Milano, Caserta, Benevento, L'Aquila e Forlí-Cesena, derivato da un soprannome formato su “vecchio” nel significato sia di ‘persona anziana, avanti con gli anni’ sia di ‘anziano saggio, capo morale della comunita’. Vecchietti, invece, è forma diminutiva plurale di Vecchio, frequente in provincia di Bologna, con occorrenze in quelle di Pavia, Ancona, Pesaro-Urbino, Roma, Perugia e Milano.


Bibliografia essenziale

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Diz. cogn. = De Felice E., Dizionario dei cognomi italiani, Mondadori, Milano, 1978.

Rap. = Rapelli G., I cognomi di Verona e del Veronese: panorama etimologico - storico, La Grafica, Verona, 1995.

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Top. ital. = Pellegrini G. B., Toponomastica italiana, Hoepli, Milano, 1990.

Trecc. = Dizionario enciclopedico italiano, Istituto della Enciclopedia Italiana fondato da Giovanni Treccani, Roma, voll. I-XIII, 1970, Supplemento, 1974, Secondo Supplemento, 1984.

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