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Lamento invernale di un cactus

Foto di Michela Checchetto (Gruppo Fotografico Antenore, Padova)

Ci sono ore in cui la tristezza si fa cos profonda che tutta la nostra anima si trova raccolta ed ascolta. Ogni fruscio un respiro ogni battito anche il pi piccolo una vibrazione..., poi tanto silenzio. Tristezza tu sei l'inverno, l'anima in un cactus senza fiore. C' un mare d'erba bruciata dal sole rovente, piccoli arbusti e sterpaglia ed una grande e strana pianta, sembra un candeliere spento, senza candele, avvilito. Si protrae, cerca con le altre piante di comunicare, ma il suo linguaggio incomprensibile, non pu farsi capire. Troppo piccoligli arbusti teneri, troppo secchi ed arsi gli altri cactus. Si guarda e si sente solo, tanto solo, quasi disperato. Rivede i giorni passati con voli di mille uccelli, il galoppo di tanti cavalli, rivede la gente assetata che attraversa la valle, poi ancora le notti di luna. Oggi per mille giorni in uno unico di freddo, piange, ruvido di spine, piange. Le lacrime gli imperlano la dura scorza ed il suo lamento fatto di sussulti sempre pi profondi. Invano ascolta alti fruscii solo solo con tutta la sua malinconia.

Oggi l'addio al mondo. Oggi tutte le strade si fermano in questo mare d'erba. Domani.... domani ci sar ancora il sole ad inaridire questa terra immensa. Ma tu cactus, spinoso, stanco, inasprito, solo hai vissuto il tuo ultimo giorno, il tuo ultimo lamento.

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