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Un evento mancato

Tieni gli occhi chiusi, Emma, tranquilla, respira lentamente con la bocca aperta. Ora puoi aprire gli occhi. Guarda, in fondo non è successo nulla! Ma la gengiva mi doleva e il dentino non c'era più. Sapore di sangue e frustrazione. Piccoli ricordi d'infanzia. Piccole memorie. Ma accade che un giorno, per un evento mancato il sapore della frustrazione si riproponga per andare a confluire nel mare dei ricordi... ed è quest'ultimo episodio che vi voglio raccontare...

Il santone Veparna, personalità nota, annunciava attraverso i mass media il suo compiacimento a sostare nella nostra cittadina per un incontro spirituale. Ed un gran battage pubblicitario fu propagato. I cittadini a loro volta si espressero in percentuale tra scetticismo ed interesse. Personalmente la mia parte mistica era incuriosita all'idea di un incontro col Veparna. L'evento si sarebbe verificato a giorni. In una notte di luna. Nella piazza grande del cavaliere acefalo. Allestita per l'occasione da nuda scenografia di fiaccole e candele. Era l'antivigilia di tale evento e continuavo ad immaginare quel palcoscenico così essenziale. Vedevo il Santone Veparna tra noi. Grande, Imponente, Catartico. Occhi magnetici, fruscianti vesti dai colori simbolici. Grande barba da profeta. Braccia innalzate come ali. Tintinnio di invisibili sonagliere. Nella magica notte, tra odori di incensi, pulsando e vibrando di una collettiva spiritualità ognuno sarebbe sceso nel profondo di sé. Sopra noi e su noi ombre fluttuanti, proiettate da fiaccole e candele. E sullo sfondo, più in là, la statua del cavaliere acefalo avrebbe mostrato il suo spettrale corpo senza testa, come una sfida. Non volli passare in quella piazza fino al giorno in cui non fosse transennata e pronta.

Ora, la cittadinanza tutta, alternando momenti di agitazione ed entusiasmo si informava incalzante. In un battito il fatidico giorno giunse. La piazza era pronta. Si attendeva la notte. Arrivarono persone, lentamente, da più punti della piazza. Convergevano silenziose e con passi felpati Nel prender posto si adagiavano mollemente, condotte in uno stesso luogo, con una familiarità non conosciuta prima. Quelli sguardi orizzontali, ampi, di languida dolcezza tra noi, sarebbero tra poco divenuti sguardi verticali, ansiosi ed emozionati verso il – Veparna! –

La luna era splendente. Furono accese fiaccole e candele, come da rito. L'aria un po' umida di una notte di tarda estate profumava ora di incensi. Ognuno stava raccolto con le sue sensazioni. Alzai lo sguardo alla luna, al suo chiarore argenteo. Oh! no, ora non era più così limpida e splendente! Una piccola nube la insidiava. L'inquietudine divenne contagiosa. Su Emma, mi dissi, un bel respiro, non è successo nulla. Passarono pochi istanti, da un altoparlante una voce ruppe il religioso silenzio ed annunciò:

Il Santone Veparna fa sapere alle genti riunite che la luna stanotte gli è ostile e che non potrà sostare tra voi compiaciuto, ma sarete tutti nel suo cosmico abbraccio.

La nuvoletta minacciosa avanzava espandendosi e facendosi beffa di noi. Come a dire via, via di qua, ognuno con il proprio passo, abbandonava con il peso del ridicolo la piazza. Di lì a poco eravamo tutti ombre nella notte. Rimasi sola. Stordita dagli incensi e da un evento mancato. Guardai la statua del cavaliere acefalo. Dal suo corpo senza testa mi parve di udire un ghigno. Allora chiusi gli occhi e respirai lentamente, con la bocca aperta, come da bambina.Dopo qualche istante li riaprii. Tranquilla Emma, mi dissi. Vedi? In fondo non è successo nulla. Ma avevo l'amaro in bocca.

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