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“breccia il nido | spento pigolìo | modula morte.”Il: in questi semplici tre versi, che compongono la poesia Inverno di Anna Gertrude Pessina, si sintetizza efficacemente un'intera poetica sostenuta da ricerca ritmica e forza espressiva.

Sono questi ultimi due gli elementi preponderanti nel lavoro dell'autrice, teso nella sua urgente brevità a raccontare la denuncia di un tempo inesorabile, da trattenere in modo estremo nelle parole.

Con una verbalità accesa, gonfia di passione, la Pessina frammenta il suo disagio in involuzioni di forme, imprimendo sulla carta lettere maiuscole e travolgendo il loro ordine, per creare nuovi strumenti di dialogo con il testo, accompagnandoci in una lettura non certo semplice, che pretende attenzione anche in una seconda revisione.

Il mondo, in molte delle sue varianti (dai Grandi Magazzini all'Oceano...) viene rielaborato con punti esclamativi, due punti e balzi di ritmo quasi ossessivi che sbilanciano l'attenzione del lettore, offrendo di volta in volta nuovi spunti.

Sorprende nella Pessina, la capacità di mutare la sua dialettica, soffermandosi a volte su uno stile più calmo e rarefatto: “Lasciatemi il torpore | nastro di abbandoni | detersa da marciume | nei gangli dell'oblio | respiro atarassia”.

L'autrice riesce, pur mantenendosi aderente al suo registro espressivo, a rielaborare la sua versificazione in un percorso ancora in fieri, di cui si percepisce ancora la tensione rivolta a una nuova ricerca.

Recensione
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