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Senza scomodare “guerra e pace” giusto per un facile rimando al titolo, ci inoltriamo nell'opera di Vincenzo Rossi colpiti da un continuo rimando al passato negli echi di una vita recente.

Amore e Guerra non è un libro dal sapore antico ma una testimonianza narrativa che attraversa il secondo '900 portando il lettore in una dimensione in cui il tempo è il ponte su cui traghettare una intera vicenda umana, densa di tutte quelle vicissitudini che stanno per forza sospese tra questi due termini - amore e guerra - apparentemente tanto distanti. Solo apparentemente perché nella lettura del romanzo appare chiaro che questo titolo dal sapore di ossimoro è necessario per trasmettere quanto, nell'esperienza del protagonista, l'amore sia strettamente legato a un concetto di “guerra”, doloroso ma inevitabile in tutte le sue inesplicabili derivazioni.

Nel tratto attento che marca i personaggi lungo il corso della narrazione, leggiamo che questo inevitabile dualismo è necessario per esprimere la vastità di una intera esistenza che attraversa la storia collettiva ma anche e soprattutto quella individuale.

Il tempo è il collante dei fatti che ci presenta il romanzo, un viaggio inteso per concepire il presente e manovrarlo ancora dal passato, riappropriandosene.

Lo stile di Rossi è asciutto e realistico, adatto a narrare con pungente crudezza le differenti storie che fanno da spunto al libro, rivolte ad un futuro che deve di fatto fare i conti con le contraddizioni di un tempo trascorso che per certi versi si vuol mantenere nascosto, sopito.

In Vincenzo Rossi predomina la ricerca di un “inconscio del reale” nello sviluppo di possibilità narrative che si discostano dall'architettura di una trama semplice e statica, cercando sempre nuove soluzioni e spunti allusivi per una storia che non può concludersi nel libro ma cerca di proseguire nella sollecitata fantasia del lettore.

Recensione
Amore e guerra
narrativa 
Autori
Vincenzo Rossi
Edizione:
Centro Studi Letterari Eugenio Frate
Rionero Sannitico 2004

pp. 336

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Literary nr.12/2008
 

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