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Le amorose
strategie recitate dal titolo della silloge di Maria Grazia Lenisa costituiscono
un espediente narrativo per sviluppare poesie dai contorni di incanto, profili
sfumati che si intrattengono sul significato difficilmente afferrabile di un
amore che sfata ogni definizione.
L'amore per
Maria Grazia Lenisa è un sentimento comprensibile solo nell'attimo in si vive,
insieme segmento fragile ed eterno della propria esistenza su cui far soffermare
la propria volontà e il proprio desiderio di fissare il tempo.
E' dunque questa
una silloge di ipotesi, di piccole “contratture esistenziali” su cui costruire
un vortice di parole che lievita direttamente dalla sensazione provata e dal suo
rapimento.
Sullo sfondo
dell'amore, siede su un trono invisibile e insieme tangibile la morte, la fine,
la conclusione perfino dell'attesa, dunque il seguito più terribile a ogni
tentativo di rintuzzare la propria volontà di vita.
“Desiderio mi
viene di lambire la sua gola, | risalire all'orecchio, | sostare |come punta di
piccolo animale nella conchiglia”: Maria Grazia
Lenisa utilizza l'erotismo come arma per esorcizzare ogni senso ascrivibile al
peccato più grande, la cessazione del desiderio e dunque di quella procreazione
di sensazioni che sono la linea percettiva più importante della sua lirica.
Una poesia
dunque fortemente contrassegnata dal senso, in cui la strategia d'amore è l'arma
più forte per non cedere al dolore, all'invettiva gratuita, al costipamento
emozionale e ad una fine definitiva.
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