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Parlare di
adolescenti e di infanzia oggi è diventato comune. Molti libri
hanno come argomento il disagio dei giovanissimi sullo sfondo di famiglie
ingarbugliate e deluse, dove spesso ci si trova dolorosamente soli al di là di
una apparenza rassicurante.
L'autore
analizza questo tema ribaltando questo semplice steretipo, raccontando una
storia semplice con una prosa
vivace che scivola dentro i personaggi e li determina vivi e immediati nella
costruzione della trama.
Parlandoci di
Paolo e delle sue scoperte e inquetudini, Loncrini ha modo di tratteggiare un
mondo privato e intimo in cui delle belle descrizioni hanno modo di sottolineare
il momento della crescita e tutte le sue contraddizioni; nella riuscita scena in
cui il protagonista “vede” per la prima volta i seni della sorella e li paragona
a quelli della madre, riportandosi all'infanzia, i turbamenti e le riflessioni
di questa fantomatica età dell'ora vengono trasmessi con intensità, come in
diverse altre pagine del romanzo.
Loncrini spazia
dal flusso di parole dell'io narrante alla costruzione ordinata del racconto,
cogliendo attraverso l'incursione dei pensieri di Paolo la possibilità di
aderire meglio alla costruzione del protagonista, anche se i personaggi della
storia sono numerosi e tratteggiati con delicatezza.
La particolarità
del romanzo è proprio quella di assicurare ad ogni figura uno spessore vivo e
non da semplice comprimario, e costruendo un'immagine di famiglia positiva pur
nelle difficoltà, e dove la sessualità e la crescita sono ancora eventi da
scoprire e vivere per crescere e imparare.
Finalmente,
senza fretta.
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