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Berlino-Roma e viceversa

Il romanzo di Antonietta Benagiano, Berlino-Roma e viceversa, parrebbe un inno all’amore, avendo a tema portante il legame tra Elena (italiana) e Thomas (tedesco) che negli anni e nei decenni viene posto in rilievo rispetto alle vicissitudini personali e storiche che, sullo sfondo, fanno da cornice.

Il condizionale tuttavia è d’obbligo, poiché se da una parte è chiaramente sostenuta e rimarcata la forza quasi anacronistica di un amore tanto intenso quanto complesso (la relazione si svolge a distanza, tra Berlino, la Puglia e una Roma eletta e patria del sentimento), dall’altra sono varie le incursioni in generi prossimi (come il romanzo epistolare) o quanto mai distanti (come il romanzo storico o il trattato sociologico, nelle frequenti digressioni sui caratteri delle diverse culture, italiana e tedesca, coinvolte).

Certo gli incontri dei due amanti fanno da collante, ma anche la dimensione "erotica" (nell’accezione più nobile del termine) è spesso posta in dialogo con momenti letterari (citati dagli amanti) figure drammaturgiche (da una serata a teatro trascorsa dai due) e memoria collettiva. Ecco che anche l’amore diviene una sorta di meta-sentimento che funge da osservatorio sia verso se stessi (e alla fine del romanzo anche la possibilità della fine compare ad arricchire la variabilità dell’esistente) sia verso i rapporti con l’altro da sé, che si tratti dei più stretti familiari o della storia dei paesi di appartenenza.

La densità che sembrerebbe implicita a tanta complessità è invece del tutto risolta nel ritmo che l’autrice concede alla lettura, avendo strutturato in brevi paragrafi ciascun pariodo. Si traccia così una serie di episodi che, se trovano omogeneità soltanto nel disegno, rimangono tuttavia autonomi nella loro profilatura.

Recensione
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