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Maria Lenti riesce in questa opera a utilizzare aspetti dell’immaginario contemporaneo, legandoli a simboli e figure che spesso hanno la loro fonte nel mito.

Così i dialoghi amorosi immaginati tra Giacomo Leopardi e la sua Fanny, o tra Fedra e Ippolito, o ancora tra Menelao ed Elena e così via, sono passaggi di una poesia originale e fresca che si manifesta in espressioni dirette a scanso di ogni classicismo, senza sentire il bisogno di adempiere a nessun precostituito obbligo formale.

La poesia di Maria Lenti è però comunque consapevole e accesa, in un gioco perenne delle parti che la vede ironico soggetto/oggetto della propria scrittura; Spinge il perché | la chiocciola del ricordo nell’inizio | puntolino d’inizio di un miliare: l’autrice cerca risposte non nel tempo bensì nell’immagine, nella parola e nel simbolo che lei stessa inventa.

“Acqua di pioggia | neve di neve cade | si spande seme | e buca il sasso”: i versi di Maria Lenti sono spesso corti, efficaci e diretti, portatrici di una immagine chiara che spesso è metafora dei pensieri dell’autrice, anche se mai troppo facile da risultare immediata.

Come nei suoi dialoghi amorosi, Maria Lenti non destina al lettore solo una rivisitazione del mito, ma si riappropria dello stesso in una efficace trasposizione vivace e mai scontata, velatamente ironica.

L’autrice dunque compone una opera sicura e matura, compiuta e riuscita nei suoi intenti e godibile per il lettore che allo stesso tempo può sorridere o riflettere alle prese con questi testi, senza di certo rimanerne indifferente.

Recensione
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