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La scrittura di Laura Puglia si caratterizza per una spiccata rielaborazione del ricordo, strumento e veicolo di una catarsi emozionale che permette di interfacciarsi con il tempo come una entità contingente e dialetticamente dimensionata nel presente.

Natura e paesaggio sono elementi fondamentali nel dar voce ad un eco che racconta l’autrice insieme ai mutamenti inflitti ad una terra dove prima “il mondo continuava | in alti prati e fossi | e campi e silenzi”; frammenti di vissuto si alternano con spaccati naturalistici che riflettono con indubbia capacità il turbamento di Laura Puglia nel ripercorrere emozioni ricche di un trasporto vibrante e presente, in cui l’intensità del sentire non si dilapida nei giorni e negli anni trascorsi.

“Io | piccola parola | che sta appena sulla riga”: in questi brevi versi che troviamo all’inizio di uno dei testi, scopriamo tutta la poetica minimalista di Laura Puglia, e pure tutta la sua grande capacità di tradurre in parole la propria complessità interiore interfacciata con i numerosi risvolti dell’incontro con l’altro e con a coscienza di sé, sullo sfondo di un “linguaggio terrestre | lievitato in humus | fumante e inquieto”.

La lirica dell’autrice è sensibile e matura, profonda e intima senza parodiare un classicismo ingenuamente sentimentale e stereotipato. Al contrario, emerge dalla lettura di questo libro una consapevolezza assorta dei propri mezzi espressivi e una radicata capacità di costruire parallele dimensioni che oscillano tra ricordo e presente, generando un confronto perenne tra differenti realtà e immaginari senza più confine, tanto da rendere tangibile quell’unicum (fatto di terra, paesaggi, intimità e dialoghi) dove si muove e trasferisce emozione l’intera poetica di Laura Puglia.

Recensione
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