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Corcillum Poesie 2001-2019

Bello sarebbe morire / in piena forma / senza un po' di languore o rimpianti / e scoprire / in quell'attimo / una gioia / nuova e imprevista. Prendiamo spunto da questi versi (poesie raccolte dal 2001 al 2019) per descrivere e attraversare la poetica epica, mitica e crepuscolare che Salvatore Risuglia narra in questo suo "Corcillum". Pregno di significati e valori, l'autore si vive in una pluralità di momenti.

Attento, si interroga sul dissenso dissesto delle cose e scatta fotografie indelebili nella sua anima, oniriche e riecheggianti di un pensiero linfatico. Coglie dettagli lontani. Mostra il fascino delle cose che lo circondano facendo uso di un ventaglio di posture religiose, romantiche e malinconiche. "S'abbatte fra clamori di rombo / e lampi / un fitto piovasco / che rode le cimase / stranisce il corvo."

Il poeta muove i propri passi su mutevoli sentieri portando il peso di quesiti ancestrali e volti familiari che lo fagocitano profondamente. Le trame del libercolo sono ispessite da esperienze, come chiaro e disinvolto invito o potremmo dire “inno” nei confronti del lettore a lasciarsi attecchire dalla natura, gli animali, le cose. Interrogandosi però sul significato profondo dell’esistere.

Come ci suggerisce questo suo passaggio di traverso. “Nel bel mezzo del sonno / quando realtà e sogno sono tutt’uno / una poltiglia assale / di pensieri / e cose / della mente / l’ingordigia del giorno.” In ultima analisi i versi del Risuglia nelle sue varie declinazioni anche intime del racconto versificato, ci coinvolgono e sfidano nell’impresa del viaggio quotidiano, in un consapevole passato, che nel tempo non appassisce, nonostante le vicissitudini e le fragilità collaterali.

Un testo composito, compendio inframmezzato di senso. Sguardo trasognato e incantato dalle voci di sottofondo, come nel suo “Caronte o marinaio pietoso?”, che dalla spiaggia taorminese, “richiamava per il giro dell’Isola bella: amuninni, amuninni.” E questo richiamo evocativo e all’andare verso identità originarie e perdute sta il senso del movimento del linguaggio di questo testo così denso di consapevolezza del dire e abbandono ad una più profonda ed enigmatica zona di ritorno. Ritorno a un mondo ritrovato, nella poesia prima che nella vita o viceversa.

Recensione
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