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Cosa prova una donna di fronte a un distacco subito, non voluto ma osteggiato con tutte le sue forze?

La protagonista del romanzo di Antonella Mei è una figura controversa, insieme forte e docile, che racchiude il significato agrodolce della volontà di ripartire senza avere maturato un equilibrio concreto dentro di se. In questo caso, spesso si riparte da un proprio errore, coltivandolo fino a conseguenze troppo evidenti e dolorose.

Elisa subisce la separazione da un marito colpevolmente disattento e incapace di amare, per tentare nel periodo che precede la definitiva pratica del divorzio, una riconciliazione senza premesse ma che possa restituirle una vita a due mai veramente vissuta, un riflesso di un sogno; la scrittrice allestisce sulla scena del racconto una vicenda comune a molte donne che la sua protagonista affronta in maniera decisamente “femminile”, con il taglio di un'eroina che è disposta a molto per riprendersi la quieta dimensione di compagna trascurando segnali di verità inequivocabili.

Eroina e insieme vittima, accumulatrice di forza ma anche di delusione e sconforto, Elisa è un ritratto efficace delle donne di oggi, del loro bisogno di essere realizzate su un piano completo che racchiuda lavoro e famiglia, e spesso proprio l'esigenza di coniugare questi due aspetti rallenta la percezione di ciò che accade davvero nel tumulto degli affetti.

Si può essere non amate, dato che sapientemente la Mei centellina nel romanzo senza farlo dichiarare apertamente nei dialoghi dei personaggi, e imparare a saperlo, ad accettarlo come un dato al di fuori di se stesse che arriva dalla bocca non del marito (in procinto di diventare ex) ma dell'avvocato donna che assiste la protagonista nelle pratiche (dolorosissime) della separazione.

Altrimenti ci si “perde” come dice la stessa Elisa nelle ultime pagine: “vivendo in funzione di lui, di attese mai soddisfatte e vuoti da colmare, in realtà mi lasciavo morire”.

Antonella Mei riconduce la protagonista ad un mare insieme ideale e fisico dove meditare su misure più ampie della sua vita, e dove salpare per poter sperimentare la propria densità ricomposta dopo il vuoto creato dal distacco.

E dove riacciuffarsi, con stupore, da marinario che scopre una rotta insperata. O, per dirla con l'autrice e con il regista Rohmer, dove cogliere nella luce del tramonto “il raggio verde” (si dice che chi lo veda possa leggere nel cuore di chi ama) per restituirsi a se stessi, leggersi dentro.

Recensione
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