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Il romanzo di Cristina Contilli sceglie il registro storico per raccontare una storia di vendetta e passione che appartiene per i temi trattati ad ogni tempo e luogo.

Con una definizione dei personaggi lasciata più ai loro dialoghi serrati che alla loro descrizione fisica e con una prosa veloce scandita da capitoli brevissimi, la Contilli coinvolge il lettore in una trama dove l'ambientazione temporale è sono solo uno spunto alla storia, un espediente anche dialettico e invitante per calarsi in essa con spregiudicatezza.

Le figure femminili che si muovono all'interno del racconto racchiudono infatti il vento di un'epoca libertaria, post rivoluzionaria; sono provocatoriamente invitanti e battagliere, efficaci nell' esprimere i loro sentimenti e nel rivendicare la propria autonomia. Sembra quasi che la Contilli proponga un modello femminile quanto mai indipendente e irriverente, forse più di quello contemporaneo.

L'autrice usa una scrittura agile, diretta, dove non si ricorre mai all'artifizio delle parole: i dialoghi sono realistici e costituiscono spaccati di quotidianità scrutati fino al grottesco, senza bisogno di compiacere il lettore con scene bonariamente intime, facilmente amorose.

Il libro della Contilli si muove, quasi, sul dictat del romanzo d'azione, dove l'atmosfera è di volta in volta turbata e rielaborata da un fatto, un accadimento imprevisto, uno scandalo che ribalta regole e scuote i personaggi; il “movimento” all'interno della storia è palpabile, sono i fatti a determinare la densità emotiva dei protagonisti e a definirli lungo il racconto.

Racconto che è una storia godibile, lontana dai crismi del romanzo storico, avvincente proprio per gli scatti di una trama complessa, ma che la Contilli riesce a far sostenere dalla sua narrazione particolarmente diretta e veloce.

Recensione
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