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Dentro e fuori il paesaggio

La scelta di Antonio Coppola rende onore alla sua terra d'origine – la Calabria – e al profumo di Magna Grecia che oltre lo stretto sembra inebriare la sua scrittura. Ad un tempo terragnolo e barocco, sublimato e carnale, il suo verso percorre sentieri di giardini sempreverdi: l'amore, la natura, il dolore. Restituendoci un pantheon di colori e fragranze che rimandano al tempo senza tempo del mito, la silloge può essere intesa non già come metafora bensì quale allegoria che offre l'insegnamento di una possibile catarsi. Percorrendo le stazioni di una passione laica, anziché al calvario siamo portati con medesimo afflato religioso, ad estirpare la spina e ad ammirare il rosso della rosa.

Diversi sono i luoghi d'elezione di questo aereo e discreto grand tour, ma la scoperta intravista non risiede nella terra agognata e simbolo di romantiche aspirazioni, bensì nelle pieghe che il proprio spazio interiore cela e che alla luce del paesaggio si disvelano con un cromatismo unico e straordinario.

Recensione
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