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In questa loro ulteriore prova di scrittura “a due voci”, che pur mantiene nella divisione in due sezioni distinte l’autonomia dei due percorsi autoriali, Alberto e Dalila Liguoro confermano le caratteristiche peculiari della loro poetica, già rese note al lettore dai precedenti libri a doppia firma, Poesie e Gli spari del destino.

Alberto Liguoro prosegue nella sua graffiante lettura del presente, attraverso una ironica sovrapposizione di generi e stili differenti. Egli intermezza episodi narrativi con frammenti di poesia visiva e “sketch” (potremmo proprio chiamarli così!) brevissimi che portano alla ribalta l’incessante, vibrante dibattito tra l’autore e realtà esterna, in cui si camuffano vecchi e nuovi paradossi.

Dalila Liguoro alimenta invece in maniera assai consapevole il suo gusto per quegli escamotage sensoriali che le permettono di trasferire nella sua poetica “la conoscenza del mondo dalla sua superficie”; l’autrice “tocca”, “ascolta”, “annusa” una realtà che è di fatto imperscrutabile e fatalmente illusoria, dove l’evanescenza troneggia palesandosi come necessità concreta e ineluttabile.

“A saziarmi è la vita | e la sua consistenza” dice l’autrice che nella sua scrittura formalizza la necessità di un ulteriore senso che prolunghi gli altri verso una più duratura e profonda vertigine emozionale; allo stesso modo Alberto Liguoro fomenta una discussione continua, un confronto costruttivo con la sua scrittura in movimento, fornendo al lettore ulteriori spunti di riflessione.

Recensione
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