Servizi
Contatti

Eventi


Fra sogno e desiderio

L’impegno profuso da Roberta Degl’Innocenti nell’ambito della letteratura e dell’arte in genere (l’autrice si è occupata anche - in chiave critica - di arti visive) è determinato certamente da una necessità e da un trasporto inequivocabili, vista la varietà di interessi manifestata e la produzione sino ad oggi offerta al lettore. Più che appropriata appare dunque la scelta di antologizzare alcune prove fornite dall’autrice negli ultimi anni, per quanto attiene ai diversi generi attraversati dalla sua scrittura: narrativa, poesia, fiaba, saggistica, sceneggiatura.

In molti hanno sottolineato lo spunto onirico che fonda molte delle liriche e delle fiction da cui muovono fiaba e narrativa. Così non sarà improprio ricondurre a tale inclinazione la vena particolarmente fertile nel produrre testi destinati ai bambini, considerando la più ampia libertà con la quale poter muovere la fantasia nel momento in cui ci rivolgiamo alla lettura dei più piccoli. Tuttavia pare che sia più profonda la ragione che induce la scrittura di Degl’Innocenti a soffermarsi nel territorio del mistero, del simbolico, del mito. Una percezione fisica, concreta, oserei dire cruda della realtà (restituita soprattutto nelle prove di narrativa non rivolte ai bambini) risulterebbe insopportabile senza concedere una permeabilità verso l’altra dimensione, quella del possibile, del probabile, dell’inverosimile, anche, ma che in quanto tale vale a alleggerire la gravità dell’esistenza percepita, offrendo un’ipotesi di fuga da fermi.

La pervicacia nel mantenere viva la dimensione più infantile (“Adesso che percorro la mia vita / in oasi di pensiero mandolino / cerco ancor alle fate, le canzoni / le principesse pigre come il tempo. / Inseguo sempre i sogni, anche se / più piano […]”) è quindi volta a perpetrare, in ultima analisi, una sorta di rito di purificazione: “[…] In questa / solitudine di pietra tutto è permesso, /anche la bestemmia. Eppure bevo / sempre la rugiada che luccica il / geranio oltre il balcone”.

“La notte lava la mente”, scriveva Mario Luzi, poeta certamente caro all’autrice. E con la notte il sogno, e con il sogno presenze ulteriori che si fanno parola, invenzione, formula, incantesimo: “La gazzella che freme dentro gli occhi / mi corre come fiato pellegrino”.

Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza