Servizi
Contatti

Eventi


Gate, gate, gate

Maria Antonia Maso Borso ci offre una silloge di particolare intensità espressiva, in cui il dialetto rappresenta il veicolo attraverso il quale mantenere intatta una memoria che i tempi moderni minacciano, incalzati troppo spesso da una imperativa, illusoria necessità, che non prevede il ricordo.

È per via di uno sguardo, lo sguardo dell’esperienza, la condivisione, sia pure per via del medesimo suolo calpestato, della medesima terra e delle medesime mura che perimetrano il cammino di una vita, che l’autrice, pur stigmatizzando o puntando l’indice, concede uno sguardo compassionevole nei confronti della sua gente; gente che per intermediazione della parola poetica diventa nostra, diventiamo noi.

E’ una poesia quindi plurale e in prima persona, continuamente bilanciata tra memoria personale e memoria storica. Ma la storia non è, come si può immaginare, la storia dei grandi eventi; è una storia fatta di aneddoti, di detti popolari, di filastrocche e quotidiano come se autore e lettori fossero tutti appartenenti ad una ideale famiglia allargata.

E’ quindi nel segno di una epica domestica che si può inserire il canto di Maria Antonia Maso Borso, quasi che da emigranti che si lasciano alle spalle una attesa tradita dal passato, la pagina bianca prima della scrittura, salpando alla volta di un futuro pieno di nostalgia, quale può considerarsi l’inchiostro stampato delle cartoline dalle Americhe, il senso ultimo del proprio luogo nel tempo: “pochi stracci mischiati | dentro una valigia | e via per il mondo in cerca | di fortuna in America, in Australia | senza di timore di vento né di pioggia | perché tanto il destino fin da bimbi | è una strega paziente che ci aspetta | sgrovigliandosi i nodi dei capelli”.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza