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Giovedì è il giorno che Ciro Cianni innalza a simbolo del proprio misticismo e della personale ricerca di un rinnovato senso di grazia – come dice Dante Maffia nella prefazione al libro – che lievita nei brevissimi atti lirici che compongono la silloge.

Nella brevità dei versi infatti si raccoglie tutta la poetica di Ciro Cianni, tesa a raccontare un essenziale che la vita spesso sopravanza e delimita. Giovedì è il giorno della dipartita, del distacco dalla vita terrena da parte dello zio “don”, esempio di religiosità concreta e insieme altamente spirituale; giovedì per l’autore è anche il giorno dell’incontro con l’Amore che dipana le sorti di tutti.

Nascita e morte si mescolano per tradursi in versi asciutti e necessari, apparentemente distratti nella loro estrema concisione, ma per il lettore costituiscono l’approdo ad una lirica solo apparentemente facile ed immediata.

Con “occhi svenduti | alla tranquillità del tempo” Ciro Cianni rivisita “conserve”, “fine”, “tempo/spazio”, “virgole”, “stupore”…per dirla con solo alcuni dei titoli dei testi che compongono la raccolta, vere e proprie tappe di un percorso interiore caratterizzato da introspezione ironica e diretta, senza il filtro gravoso della retorica e della ossessiva ricerca.

“Tempo al trucco, | mani |  sdraiate al sole”: l’immagine apparentemente casuale raccoglie una vastità di significati che l’autore prosegue a svelare a modo proprio, come raccontando sul filo del ricordo piccoli, successivi miracoli ai sensi destati del proprio lettore.

Recensione
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