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L'opera I corpi decadenti raccoglie racconti scritti da Luciano Nanni in due diversi periodi (1994-1998 e 2005-2006) ma si afferma nel lavoro complessivo la medesima linea narrativa che contraddistingue lo scrittore.

In scenari volutamente surreali, ai limiti dell'apocalisse ma intrisi fortemente di quotidiano, l'autore costruisce trame semplici, sostenute da un linguaggio scorrevole, rappresentazioni di una riflessione profonda che avvince il lettore.

Con una prosa veloce ma che non disdegna di soffermarsi sulla descrizione, Luciano Nanni racconta storie con la stessa essenzialità di Dino Buzzati, concatenando allegorie sullo sfondo di luoghi veri, immaginari vividi nello scrittore.

Uno degli aspetti interessanti della raccolta è l'introspezione acuta dell'io narrante, spesso concepito come uomo anziano, comunque osservatore attento della realtà circostante, intento a esprimersi in monologhi interiori in cui gestualità e figurazioni mentali si intrecciano con stupore partecipe.

La vecchiaia, l'amore, la morte, l'arte: sono concetti che vengono valicati da Luciano Nanni, attraverso la formula onirica di una felliniana introspezione di se, che affronta con acutezza ogni smarrimento dell'esistere.

La capacità dell'autore è quella di narrare su un crinale ideale posto tra sogno e realtà, che affoga ogni manierismo e ogni esigenza eventualmente didattica dello scrittore; Luciano Nanni stupisce con la coerenza di chi scrive e racconta senza dogmi, nel puro piacere di affrontare la pagina e proseguire in essa con un finale sempre sorprendente per il lettore.

Recensione
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