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“nella notte pure alla luna | nascondiamo | il freddo dei diseredati”

In questo haiku all'interno della silloge di Francesca Simonetti si rivela l'urgenza di esprimere un raccoglimento interiore che indaga sulle “ombre del quotidiano” (per rifarsi al titolo di un'altra poesia della raccolta) attraverso il ricorso a una tensione emotiva forte, esplicita nel riferimento a una identità divina a cui l'autrice si rivolge direttamente.

Il misticismo è una componente importante nella scrittura della Simonetti, che si esprime con una forte sensorialità e una descrizione coinvolgente della natura che la attraversa; nuvole, foglie, rugiada, rocce e ghiaccio sono solo alcuni degli elementi che nella versione lirica dell'autrice diventano strumenti per dilatare la sensibilità di autrice, da semplice rievocazione a commento vivido della ricerca di Dio.

“(...) l'amore | non ha più certezze se quando | muore un bambino si guarda alla madre | con sospetto (...)": nella poesia della Simonetti, è forte la critica al consumismo come regola della contemporaneità, espressa non esplicitamente, ma con riferimenti sottesi a cronache di attualità e a luoghi e situazioni di “consumo popolare”: d'altrocanto, le sue descrizioni veicolano il lettore in una dimensione quasi esclusivamente naturale, concreta e insieme immaginifica, in cui si insidiano fate maligne e “bisturi antichi” a svolgere la pratica incessante del dolore.

Una poetica insieme mistica e materiale, intima nella sua dimestichezza a dialogare con temi assoluti attraverso il loro riconoscimento nella lettura di ogni personale esperienza.

Recensione
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