|
La poesia di
Vincenzo Rossi ha la sua forza maggiore in un prolungato senso di incanto,
riscontrabile in quasi tutti i suoi testi; incanto che per l'autore non è
semplicemente una mistificazione impostata della parola, ma un rimando a un
significato più profondo che racchiude il senso stesso del proprio approccio
alla lirica.
Il classicismo
che si riscontra nelle poesie della silloge è una rivisitazione personale e
attenta dei motivi che stanno alla base della propria poetica; leggendo i testi
si delinea la definizione che l'autore stesso fa del concetto di poesia, come
lui stesso dice nell'intervista che costituisce la prefazione alla raccolta“le
prime parole inventate (conquistate) dall'uomo sono esclamazioni di paura e di
gioia le quali comportano uno stato emozionale, quindi poetico.” Poesia dunque
come maggiore espressione dell'animo e della realtà che lo circonda, sintesi di
una libertà suprema.
In una profonda
ricerca di ciò che si intrattiene dietro ogni forma esteriore, Vincenzo Rossi
esplora (come i poeti più antichi) valori e sentimenti che si annidano nella
parte migliore di ogni essere umano e che nella parola possono fondersi in una
forma più pura e immortale.
“Sognai di
sognare un sogno | e sognando mi svegliai nel vuoto: | spaventato cercai di
sfuggire | dall'immobile vuoto del pensiero | recuperando la nullità del sogno:
l'autore segmenta la percezione del nulla attraverso il dialogo tra sogno e
sonno, sottolinea l'inquietudine e manifesta la sua coscienza che seppure vigile
(come quella del poeta) si misura con l'inconsistenza e la vacuità di un
esistere sormontato sempre da un inevitabile limite.
Vincenzo Rossi
usa nella sua scrittura una forma lirica ancorata alla tradizione, seppure volta
con un entusiasmo rinnovato ad una formula che si volge al futuro, al racconto
di dinamiche civili e non solo legate a un io intimo.
Una parola che
guarda alla pluralità dei suoi valori, per l'autore la sua maggiore conquista.
|