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La poesia di Pasquale Martiniello è intrisa di forte intensità, insieme a una complessità formale che ne esalta e ne sottolinea i contenuti.

Una volontà soffusa di sarcasmo e di decisa accusa per attualità sociali e problemi quotidiani - che il critico Armando Saveriano nella prefazione definisce “l'adrenalina dello sdegno” – percorre con una netta tensione emotiva, ma calibrata nel getto di parole sulla carta, tutta la raccolta.

La ricercatezza della lirica in Martiniello va di pari passo con la capacità di gestire immagini forti che si concatenano in una struttura sincopata del testo, teso a mantenere il senso di quel ritmo che viene suggerito dalla stessa urgenza che lo ha motivato: “Ti dici alla rosa dei venti | poeta ruvido dal piglio di raspa | dal fiato che spezza le mosche | in volo dal verso d'aceti che | spasima gole Amen Amen (...).

Pasquale Martiniello è autore crudo e civile, che riesce a tradurre il suo pensiero in un gioco dialettico efficace, soprattutto sul piano linguistico, sperimentando una versificazione serrata che non cede ad abbellimenti superflui rispetto alla densità della sua lirica.

“Non c'è argine alla deriva | Mai dire si è toccato il fondo | C'è dei fondi nel fondo il gioco”: l'autore utilizza una mordace sagacia per trattare temi che assillano la società contemporanea, gestendo l'attualità alla stregua di una cloaca in cui poter gettare lo sguardo, finalmente a cielo aperto. Martiniello riesce in questo, a guardare e narrare la realtà con disincanto, senza formalismi.

Particolarmente interessante nelle liriche dell'autore è un gioco ritmico evidente in ogni testo, che abbandona i segni di punteggiatura per dare alle parole questo stesso significato, in una versione originale della propria “partitura poetica”.

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