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Laura Puglia è una autrice delicata e intensa di testi compatti e densi che rivelano una intimità forte, un immaginario preponderante che coinvolge la realtà circostante interpretandola in maniera personale, assolutamente propria.

L'io lirico è infatti matrice comune dei testi di Laura Puglia, sospesi tra la visione della natura e un dialogo serrato che interiorizza il paesaggio attorno e il mondo urbano ferocemente antropizzato; “viviamo nel paese dei parcheggi | scambiatori delle rotatorie interrogative” scrive Laura Puglia nella sua attenta osservazione di ciò che si manifesta a lei e che lei sa leggere interpretandone metafore e similitudini, spesso individuandone il carattere universale.

“A volte le cicatrici dell'equazione | lasciano immaginare il seme e il fiore”: l'autrice approda a un linguaggio che è sintesi della percezione della natura, condensando “l'infinito matematico” che diventa “un giardino di fiori sazi | cavalli di Frisia | ceppi alle caviglie | espressi in cifre ricurve | inanellate a ventaglio”.

Con una forma libera che riecheggia numerosi influssi della migliore poesia del 900, Laura Puglia indaga la realtà intravedendone le infinite possibilità di descrizione, tendendo a motivare nei suoi versi una mappa emotiva che cerca di volta in volta nuovi e più definiti punti cardinali.

La mappa è però mobile e si condensa sempre in nuove forme e in nuove sensazioni che fanno deragliare le scelte, porgendo dubbi lungo i percorsi scelti. Come dice Laura Puglia stessa infatti “tra zero e uno | lo spazio è un vortice incolmabile | tra il nulla e il continente | irraggiungibile. Innaspo nei decimali | all'infinito. Mi perdo e non arrivo.”

Nella poetica “mobile” dell'autrice niente è dettato o già previsto, ogni volta le parole attendono una nuova ricerca, un nuovo spontaneo anche se provvisorio ordine.

Recensione
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