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L’ultima prova poetica di Sandra Evangelisti è caratterizzata dalla volontà di raccontare quella “grande avventura dell’amore” (come la definisce nella prefazione al libro Paolo Ruffilli) che proietta all’esterno l’intimità dell’autrice, partecipe di un mondo “altro” creatore di immagini e a sua volta ricreato da quell’immaginazione che scorre vivissima nei testi di “intanto tutto procede”.

Sandra Evangelisti alimenta la necessità di un sentimento che sia scevro dall’abitudine e dalla consuetudine dell’essere, sostenendo invece l’importanza di un proficuo rinnovarsi per concepire un amore nel quale “Fuggire. Resistere all’impasse. Allontanare il tunnel. Mente e corpo | Insieme.”

Un amore che non è un suddito ma un compagno su trono dei sentimenti, un “bruciare dentro” che alloggia ogni emozione che desidera esservi accolta.

“Le ore liete | sono qui, | ora. | Chiedono | di essere vissute”: Sandra Evangelisti non commisera se stessa e non esistono esiti tristi all’esperienza amorosa, se non il rimpianto di non essersi concessi interamente ad essa.

“Così alla fine | del viaggio | fui costretta | a pensare | che non vi era | nulla di veramente | sano o malato | nell’universo | a di qua | della linea sottile | che ci separa | dall’oblio | del tempo”: in questo testo vengono ben espressi i temi portanti della poetica dell’autrice, quali la percezione di un confine entro il quale la sfida del vivere assume la dimensione esistenziale di una scelta volontaria e propositiva. A di là de confine “che ci separa dall’oblio del tempo” forse dovremo affacciarci in qualcos’altro, ricchi però del bagaglio di ciò che abbiamo vissuto e non più solo osservato e di fatto perduto.

Recensione
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