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Pasquale Montalto costruisce una silloge che, come suggerisce lo stesso titolo Io e la vita, costituisce un dialogo intimo e personale con la propria interiorità e la propria visione del mondo. I testi composti sono costruiti all’insegna di un comune sentimento di desiderio e di incanto, in cui il vagheggiamento verso una consapevolezza universale sovrasta ogni altra intenzione.

Pasquale Montalto cerca nella scrittura una possibilità di comunione e integrazione irrealizzabile sulla terra, descrivendo nei suoi testi un immaginario volutamente sospeso e senza tempo.

“(…) Volontà d’accogliere la perla rilucente | sottratta al buio prigioniero della sua scatola | sporcizia ripulita con i tanti colori della luce”: in questi versi è ben espressa tutta la poetica dell’autore, il concetto di una preziosità che va catturata da ambiti angusti e protetta con la consapevolezza di poterla “ripulire” attraverso le differenti e molteplici sfumature dell’esistenza.

L’opera di Pasquale Montalto ha una anima fortemente mistica, va letta considerando la volontà universale del messaggio dell’autore, cogliendone così tutta la complessità; numerosi sono i riferimenti alla religione e al bagaglio di speranza che per l’uomo rappresenta la possibilità di una vita ultraterrena; vita ultraterrena che però Pasquale Montalto concepisce già nell’esistenza e nel suo quotidiano fluire, un miracolo che si rivela già nella scoperta rinnovata dell’amore, tanto più vero quanto più semplice e ricco di immediatezza.

Testi dunque sorretti dalla volontà, più che dal comune senso di fede, di vivere con profondità sottolineando anche i margini più angusti della propria esistenza.

Recensione
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