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Colpisce da subito, di
quest’opera di Giuseppina Luongo Bartolini, la particolarità dello stile e della
scrittura.
I testi raccolti ne La pietra
focaia si susseguono con ritmo compatto, obbedendo ad una forma che non prevede
pause e punteggiatura all’interno dei versi, garantendo una fluidità particolare
al testo.
Secondo un dictat Joyciano ecco
che la poesia diventa prosa e viceversa, e la prosa poetica prevede un flusso di
immagini e di parole che scalza la diottria classica della visuale lirica, che
avanza nel senso grazie ad una libertà espressiva rinnovata ad ogni testo.
“Vita per vita conguaglio del
dover | essere su questo trono di sconto | per tutto il dato nell’offertorio
del | buio che nasconde i contorni | negandomi la vista delle cose e del | mio
periplo arcano vita per vita se (…)”: Giuseppina Luongo Bartolini costruisce
testi sincopati e assillante, che esprimono nei versi tutta l’urgenza di
esprimere una rottura, uno strappo inevitabile tra realtà, sogno e immaginario.
Come dice il critico Giorgio
Bárberi Squarotti nella prefazione dell’opera, l’autrice mescola l’utilizzo di
un metro arcaico con la sperimentazione di un verso che si piega non solo alla
metrica ma anche al turbamento del suo stesso significato che vuol generare nel
lettore.
Si tratta dunque di una lirica
sicuramente non semplice ma incalzante per il lettore, che sicuramente può
svelare numerose sperimentazioni senza mai compromettere la spassionata fede
nella parola che permea la scrittura di Giuseppina Luongo Bartolini.
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