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Noemi Israel è una autrice teatrale che privilegia il paradosso e l’esasperazione della realtà come formula vincente per la propria scrittura.

Fedele al tema della “Scrittura” intesa come partitura teatrale e che costituisce anche il titolo dell’opera, l’autrice ribalta il reale nella sua versione più immaginifica e provocatoria per permettere ai suoi personaggi una notevole libertà scenica e una dialettica che non si limita allo stereotipo ma discute efficacemente se stessa.

Nella figura di Figaro e di Lucrezia Noemi Israel rivisita l’opera musicale accompagnandola con un rinnovato libretto carico di arguzia e ironia, mettendo in scena una pantomima in cui si avvicendano insieme la finzione nella finzione e la concretezza del quotidiano.

L’autrice mette in scena maschere della commedia teatrale proponendole in una versione forse più approfondita e laica, lasciando a loro il commento su quanto è più incomprensibile e meno gestibile della realtà che attraversano: “voglio una trama senza punteggiatura, con acme continuo” dice Lucrezia a Figaro spiegando la sua personale interpretazione della realtà, rappresentando forse una angoscia contemporanea che ci appartiene.

“Chiediamo asilo alla Finzione, lo Stato dove non si soffre mai. Andiamo via. Esiliamoci. Lontano da malsane verità. Giriamo alla larga. Subito. Adesso”: l’ultima esortazione di Lucrezia a Figaro è un imperativo che raccoglie la volontà di Noemi Israel ed esemplifica la sua poetica, sospesa tra camuffamento bizzarro della realtà e provocazione continua.

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