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Alìda Casagrande costruisce secondo la sua consuetudine un romanzo familiare ricco di colpi di scena in un intreccio mai banale che concede al lettore di calarsi in una storia in cui, se il lieto fine rimane comunque lontano, si mantiene vivida la suspense in tutta la sua narrazione.

Seguendo la caratteristica peculiare di altri lavori della Casagrande, il libro è pervaso da un clima di apparente normalità borghese, minato alla sua base da incomprensioni e segreti che costituiscono l'elemento comune per tutti i personaggi che mette in scena l'autrice; ben delineati e descritti nella loro interiorità (nel romanzo infatti il filo narrativo è percorso dai racconti intrecciati che gli stessi fanno costituendo un plurime io narrante ) sono lo strumento dell'autrice per coinvolgere il lettore in una trama sincopata e realistica in cui “l'angelo del male” non è altro che la porzione più intima e dolorosa di ogni personaggio.

Un racconto agile, che scava nei paradossi della “buona” società borghese, senza assolvere né condannare ma con l'intenzione di esplorare i cavilli della coscienza e i suoi tentativi di adombrare la verità per una falsa pretesa di quieto vivere.

Si apprezzano particolarmente i serrati dialoghi interiori e lo sfuggire a ipotesi più banali nella conclusione della storia.

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