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Giorgina Busca Gernetti è una autrice che si avvale di una scrittura magnetica e insieme complessa, ricca di spunti e riflessioni che sollecitano una attenzione particolare da parte del lettore.

Il simbolico che permea la silloge L'anima e il lago cerca di rispondere alle domande che nella realtà si pongono senza risoluzione; “vorrei delle cose comprendere | l'arcana ragione, del criptico | loro linguaggio scoprire la chiave | che apre la soglia segreta.”

Il lago è l'immaginario del dolore, della sua ineluttabile introspezione calma e immutabile, e di quella “soglia impenetrabile” che Giorgina Busca Gernetti cerca di forzare, “oscura e serrata”, ostinata nel suo non rilevarsi.

Eppure l'autrice dialoga con l'impenetrabile sigillo della morte, rappresentato dalla chiusura della soglia tanto evocata, dove figure un tempo reali (è chiaro il richiamo al padre morto in guerra prima che lei nascesse) dialogano come ombre, incapaci di raggiungersi.

Il Mistero è il leit motiv di queste liriche, legate da un comune sentire e da una comune percezione di una perdita senza ragione; il Mistero prosegue diventando l'unica certezza, l'unica luce fra lo scuro delle ombre, poiché rievoca un piccolo, ideale motivo di speranza e desiderio.

Non appare mai il corpo, ma l'anima che è esemplificazione del Mistero e può cercare il dialogo infinito con il lago e lo spirito-padre che gli appartiene; e sebbene tale spirito non colga la luce della superficie che “pare spegnersi”, egli ha la possibilità di vagare con la sua inquietudine rimanendo inevitabilmente attaccato alla vita, pur nel dolore, “forse versando lacrime nel lago”.

Recensione
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