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Le cavallette non sono insetti molto amati, ricordano immediatamente la devastazione di raccolti e il famoso flagello biblico. Eppure per Pasquale Martiniello questi animali offrono una simbologia allettante per interpretare un manifesto doloroso del mondo contemporaneo denunciato dall'autore nei suoi testi.

Con sarcasmo e lucidità Pasquale Martiniello attraversa una attualità in cui “ogni finestra è un occhio di avvoltoi” , la “terra ha nel grembo macerie” ed è vista come “bottega di spezie malefiche e discarica di cancrene istituzionali”.

La forza dei testi di Martiniello sta nella capacità di denuncia senza mortificare la forma, permettendo una compattezza di contenuto e versificazione di cui si percepisce uno stile deciso e maturo.

I versi liberi si alimentano di un ritmo interiore che ricorda il movimento di soldati in marcia; le parole di Martiniello sono decise e nette, sferzate che sembrano vogliano smuovere il fango stagnante di una palude.

“Noi siamo le zucche scelte/da inseminare il territorio/su cui far radicare le altrui/idelogie vuoti a perdere (..)”: la condizione contemporanea assilla la dimensione intima dell'autore che dimentica la propria individualità per calarsi nel ruolo di moderno aedo che canta la storia presente e futura della civiltà a cui appartiene, evidenziandone la decadenza.

Un esempio di scrittura civile, in cui intravedere numerosi passaggi che riecheggiano pure nell'invettiva una garbata ricerca formale.

Recensione
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