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La poesia di
Chiara Inesia Sampaolesi è intrisa di un intimismo ben espresso da quel “diario
di un sogno strappato” che costituisce il sottotitolo della raccolta.
Sul filo del
ricordo si intrecciano nelle liriche dell'autrice riflessi del passato - una
speranza infranta, un “tatto negato” per dirla con le parole della Sampaolesi -
che contraddistinguono testi scanditi dall'evocazione di un miraggio, una attesa
mai appagata e mai sopita che si rinfocola nei versi di una poesia fortemente
incentrata sull'io, protesa a cantarlo anche nella sua inaccessibilità.
Quella di Chiara
Inesia Sampaolesi è una scrittura breve, asciutta, lineare ma rotta, scavata dal
riverbero di una emozione dolorosa in cui turbina un prepotente desiderio di
riscatto e di vita.
“Cocciuta e
testarda | insisto nel dubbio e nel tarlo | non comprendo e non parlo | strofe di vita
e cammino | ma implosa e scomposta | rimango a sognare | quel tempio e quel tempo
d'amore (...)”: l'autrice scandaglia il proprio
vissuto per ricomporlo attraverso “il dubbio” e il “tarlo” che mina ogni sua
certezza ma le permette di riacciuffarsi con una consapevolezza critica e mite,
in cui la forza del proprio percorso è mitigata da una scelta lessicale pudica e
raffinata.
Chiara Inesia
Sampaolesi utilizza un linguaggio classico, non concede spazio alla
sperimentazione e alla ricerca, sottolineando maggiormente nei suoi testi un
gusto antico del verso, teso ad affermare, come viene scritto nella quarta di
copertina, “la deriva costante e impercettibile del ricordo, trainante alla
ricerca del tempo che passa”.
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Recensione |
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