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Viene spesso citato nel libro di Alida Casagrande il romanzo Follia di Philip Grath, forte storia d'amore in cui i protagonisti vivono la loro passione fino alla totale cancellazione di qualsiasi altro sentimento (anche quello filiale) e quindi fino alle estreme conseguenze.

In Legami di sangue si assiste alla stessa drammatica rappresentazione del più invincibile e terribile dei sentimenti: l'amore, sullo sfondo di una tipica famiglia borghese, in cui i ruoli sono più recitati che realmente assolti. La moglie, il marito, i figli, i fratelli, sono porzioni di vero e proprio teatro, figure che attraverso l'io narrante sono narrate a posteriori nella loro fragilità e nella loro identità illusoria.

Mariposa Varisco, nome e cognome della protagonista che vengono quasi subito indicati come nelle più comuni cronache giornalistiche (e infatti la storia viene fatta narrare proprio ad una cronista) è una credibile rappresentazione delle donne di oggi, sospese tra lavoro e desiderio di maternità, e martoriate da un fastello di contraddizioni.

Come si assiste spesso nei personaggi pirandelliani, lei mente ed ama a senso unico, sospinta da una esigenza di vita che non trova riscontro nella contingenza che la delude e la fa rimbalzare da un bisogno d'amore mai davvero soddisfatto al tradimento, dentro le mura di quella che è proprio l'amatissima casa di famiglia.

E come spesso accade, Villa del Glicine non è il tempio della sacralità della famiglia, ma il luogo dove si consumano bugie e falsità, dove l'apparenza contenta e soddisfa solo fino al punto di non ritorno, nel quale due cognati intrecciano una storia sentimentale alimentata parimenti da passione ed odio.

Le figure che traccia la Casagrande sono realistiche e tagliate su un modello contemporaneo che anela a possedere anima e materia a costo di abitare nella menzogna; anche se si è, come nel romanzo, una psicologa ed un filosofo a tessere le fila di un imbroglio che punta l'indice sulla falsa costruzione di una esistenza solo apparentemente senza falle.

Eppure per l'autrice una mano della provvidenza c'è a muovere le creature che subiscono la costrizione della passione che turba un accettabile e monotono succedersi degli eventi; e soprattutto il “peccato” è un patrimonio comune da cui nessuno può dirsi immune.

E' proprio nella consapevolezza di questo che la Casagrande sviluppa una redenzione per i suoi protagonisti a monte di tutti gli avvenimenti che li coinvolgono, a far lievitare un significato di pietà e comprensione per chi semplicemente accetta di vivere.

Recensione
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